La melodia che dà il là al racconto metaforico non è rassicurante, bensì abrasiva. I violoncelli, infatti, sono "discordi", l'archetto è "instabile", l'aria è "percossa" fino a "stridere" in un quasi pianto intervallato da singulti acerbi.
Il suono, quindi, non lo intendo come un gioco di estetica pura. E strumento di scavo che si fa espressione della psicologia del profondo.
Ciò che, però, diventa fondamentale è il concetto di straniamento. L'arte della "variazione anomala" serve a sciogliere l'attaccamento alla vita.
Budda e Shopenhauer mi assistono in questa resa spontanea del mio sentire attuale.
La bellezza storta della musica mi ricorda che la vita è un'illusione o, più precisamente, "una sfilata d'ombre".
Con l'uso del termine "Ambliopie" poi, e citando la triade di profumi decadenti "muschio ambra benzoino" di buona memoria, intendo offrire alla lirica una patina colta e sensoriale forte. Il benzoino, in particolare, evoca una resina balsamica purificatrice. Aggiunge così un tono rituale alla scena. Che si trasforma in precisa liturgia.
Anche funebre, perché il suo aroma dolce e morbido induce un'atmosfera di contemplazione, di elevazione spirituale e preghiera che lega il mondo terreno a quello divino.
Nessun sentimentalismo in questi versi.
Solo durezza metallica accanto all'alternanza tra tratti liberi ed elementi di rima/assonanza più serrati.
Ho creato d'istinto un ritmo a sussulti e coerente con il tema del "controcanto".
Esplorando il tema del disagio, inoltre, dello spleen come unica via di consapevolezza, intuisco una sostanziale verità: l'essere cieca non è una sconfitta, è la confortante presa d'atto del limite umano di fronte all'assoluto.
Nessun sentimentalismo in questi versi.
Solo durezza metallica accanto all'alternanza tra tratti liberi ed elementi di rima/assonanza più serrati.
Ho creato d'istinto un ritmo a sussulti e coerente con il tema del "controcanto".
Esplorando il tema del disagio, inoltre, dello spleen come unica via di consapevolezza, intuisco una sostanziale verità: l'essere cieca non è una sconfitta, è la confortante presa d'atto del limite umano di fronte all'assoluto.
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| P_Irene Navarra, Una sfilata d'ombre, AIArt e GraphicArt, 10 Genneio 2026. |
E d’improvviso i violoncellipresero a suonarediscordi e controcantisolo per l'arida radura popolatada fantasmi indifferenti.
(Una sfilata d’ombre nell’abbaglio delle dodici.)
Cavaturaccioli irridentiper fare uscire l’anima del vino.Larve esalanti aliti corrottidi muschio ambra benzoino.
(La sabbia che ti sparge sulla pellel'instabile moto dell’archettola variazione anomalalo stridere dell'aria densapercossa da frenetici improvvisipreserva forse dall’attaccamentoa quella che tu pensi vita.
Così un ottuso straniamentocercato a bella postaquando la luce ti tortura.Come dal sole pieno del giardinoal buio della cantina.
Negli occhi bene apertiinevitabili ambliopie.)













