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domenica 11 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in Controcanto: E d'improvviso i violoncelli.

 
    In questa lirica, nata per ispirazione fulminea, l'esperienza uditiva diventa tattile e visiva, quasi violenta. Il tema centrale è la fuga dall"abbaglio". La luce è tortura, non elemento salvifico. Il passaggio dal sole pieno al buio della cantina suggerisce che la verità e il sollievo non si trovino nella chiarezza, ma nella penombra di una cantina dove poter finalmente riposare.
    La melodia che dà il là al racconto metaforico non è rassicurante, bensì abrasiva. I violoncelli, infatti, sono "discordi", l'archetto è "instabile", l'aria è "percossa" fino a "stridere" in un quasi pianto intervallato da singulti acerbi.
    Il suono, quindi, non lo intendo come un gioco di estetica pura. E strumento di scavo che si fa espressione della psicologia del profondo.
    Ciò che, però, diventa fondamentale è il concetto di straniamento. L'arte della "variazione anomala" serve a sciogliere l'attaccamento alla vita.
    Budda e Shopenhauer mi assistono in questa resa spontanea del mio sentire attuale.
    La bellezza storta della musica mi ricorda che la vita è un'illusione o, più precisamente, "una sfilata d'ombre".
    Con l'uso del termine "Ambliopie" poi, e citando la triade di profumi decadenti "muschio ambra benzoino" di buona memoria, intendo offrire alla lirica una patina colta e sensoriale forte. Il benzoino, in particolare, evoca una resina balsamica purificatrice. Aggiunge così un tono rituale alla scena. Che si trasforma in precisa liturgia.
    Anche funebre, perché il suo aroma dolce e morbido induce un'atmosfera di contemplazione, di elevazione spirituale e preghiera che lega il mondo terreno a quello divino.
    Nessun sentimentalismo in questi versi.
    Solo durezza metallica accanto all'alternanza tra tratti liberi ed elementi di rima/assonanza più serrati.
    Ho creato d'istinto un ritmo a sussulti e coerente con il tema del "controcanto".
    Esplorando il tema del disagio, inoltre, dello spleen come unica via di consapevolezza, intuisco una sostanziale verità: l'essere cieca non è una sconfitta, è la confortante presa d'atto del limite umano di fronte all'assoluto.


P_Irene Navarra, Una sfilata d'ombre, AIArt e GraphicArt, 10 Genneio 2026.


E d’improvviso i violoncelli
presero a suonare
discordi e controcanti
solo per l'arida radura popolata
da fantasmi indifferenti.

(Una sfilata d’ombre nell’abbaglio delle dodici.)

Cavaturaccioli irridenti
per fare uscire l’anima del vino.
Larve esalanti aliti corrotti
di muschio ambra benzoino.

(La sabbia che ti sparge sulla pelle
l'instabile moto dell’archetto
la variazione anomala
lo stridere dell'aria densa
percossa da frenetici improvvisi
preserva forse dall’attaccamento
a quella che tu pensi vita.

Così un ottuso straniamento
cercato a bella posta
quando la luce ti tortura.
Come dal sole pieno del giardino
al buio della cantina.

Negli occhi bene aperti
inevitabili ambliopie.)

 

lunedì 18 marzo 2024

Poesia / Cronaca: La trasmigrazione (Musica, con Paul Verlaine).

 

Verso l'orizzonte.
Orizzonte che è tutto intorno a noi.

P_Irene Navarra, Verso l'orizzonte 1, AIArt e GraphicArt, 18 Marzo 2024.


Verso l’Altrove che ti fa orizzonte.
E poi più in là.
Senza languori d’incertezze.
Senza illusioni.
Fare della distanza il tuo segnale.
E ripartirlo in toni di spartiti paralleli.
Così, solo ascoltare.
E respirare.
Sicura di rivederti ancora.

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Je devine, à travers un murmure,
Le contour subtil des voix anciennes
Et dans les lueurs musiciennes,
Amour pâle, une aurore future!

Paul Verlaine, Romances sans parolesAriettes oubliéesJe devine, à travers un murmure
Vanier, 1902 (Œuvres complètes, volume I,p. 154). 
(Fonte: Wikisource)

Indovino attraverso un sussurro
il contorno sottile di voci antiche
e dentro i musici bagliori,
o pallido amore, un'aurora futura.

(Traduzione di Irene Navarra)




P_Irene Navarra, Verso l'orizzonte 2, AIArt e GraphicArt, 18 Marzo 2024.



martedì 16 gennaio 2024

Poesia / Frammento: La mia musica.

 

P_Irene Navarra, Il Buio attorno, AIArt, 16 Gennaio 2024.


E poi suonare.
Mentre s'oscura il mondo attorno,
mentre la lampadina sopra lo spartito
brucia a poco a poco la sua luce.
 
Nel buio so seguire meglio la mia musica.

 

lunedì 19 giugno 2023

Poesia / Tanka 58: La Violinista slava.


La incontrai in una festa di paese.
Sembrava uscita da un quadro di Chagall.
Sì. E suonava meravigliosamente.
Con le dita, con il cuore, con la bocca.
A occhi chiusi.

Irene Navarra, La Violinista, AI e Grafica, 17 Giugno 2023.


Si ricordava
delle musiche di casa -
Chiudeva gli occhi
e poi improvvisava -
Musica klezmer slava.
#Tanka 58

IQ48

Prosa / 145474: Incantamento fatale. Racconto di Riccardo Bortolami.

 

Irene Navarra, Il Violinista  / Storia di una malia collettiva, AI e Grafica, 19 Giugno 2023.




    La sua musica attirava tutti.
    Li faceva sentire galanti.
    Ognuno, dal contadino più umile al più ricco dei re, si ingentiliva al solo ascolto.
    Le corde melodiose del suo violino portavano la gente in un mondo diverso, dove non c’erano ostacoli, imposizioni, vincoli.
    Questo perché le note liberate dallo strumento agivano come una droga.
    I cuori battevano più velocemente, le emozioni diventavano intense e prendevano il volo alla ricerca dell’origine di quel prodigio. Ed esse, le emozioni, una volta trovata la fonte del concerto che le aveva generate, si lasciavano catturare ed entravano nel nucleo del violino stesso, aumentandone il potere.
    Si intuisce, quindi, che quel violino incatenava le suggestioni per nutrirsene.
    Anche gli animali, sia domestici sia selvaggi, erano affascinati dai suoi suoni, così come un bimbo lo è dai giocattoli colorati.
    Tra le creature a quattro zampe gravitanti attorno a quello strumento, che pareva avere vita propria, c’era un gatto. Dapprima timido, poi sempre più temerario, si era avvicinato imprudente alla fonte dell'armonia meravigliosa, seguendone la traccia nell’aria.
    E fu la sua condanna perché, quando arrivò al musicista che la produceva, si attaccò alla sua gamba e rimase lì giorno e notte, senza alcuna cura di sé.
    Dimentico della sua famiglia, del nutrimento adeguato, dei sonnellini tra l’erba, delle cacce diurne e notturne, incominciò a deperire, nel silenzio assoluto di una sorta di luttuoso incantamento.
    Anche il quartiere, un tempo vivace, ora giaceva muto e immobile.
    Gli abitanti avevano ceduto al brivido inquieto del violinista, che continuava a suonare, e a suonare, e a suonare.

    Morirono uno a uno.
    Morirono di musica.
    L’unico piacere che bramavano.
    Niente cibo né acqua, solo il loro amore per la musica reso schiavo.
    Mentre il violinista pazzo, ignaro della distruzione che aveva causato, muoveva l’archetto sullo strumento perso nelle sue note, 
la città si fermò e prese a coprirsi di uno strato di polverina grigia.
    Così, non percependo nessuna vibrazione vitale attorno a lui, il Violinista si avviò verso altri luoghi ancora pieni di energia.
    Si avviò con il suo talento, la sua passione, il suo violino ipnotico.