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lunedì 16 febbraio 2026

Poesia / La Cura: La lingua di Dio (16).

 

P_Irene Navarra, Soliloquio, AIArt e GraphicArt, 16 Febbraio 2026.

 
Tento le sillabe di Dio
in questo soliloquio
a tu per tu con l’anima.
Codici ambigui. Alieni.
Sarebbe forse meglio ruscellare
tra glosse di cellule blasfeme?
O nel silenzio fondo?

(Piano, respira piano.

A occhi chiusi. Muta.
Tutta inarcata dentro.
Per afferrare istanti.
La vita che ti varca.)


Poesia / La Cura: Cenere spirituale (15).



P_Irene Navarra, Cenere, AIArt e GraphicArt, 16 Febbraio 2026.
 

Voglio riposare nelle mani di Dio.
Farmi rosa d'Alba
e rosso acceso di Tramonto.
Ma della mia Terra benedetta.
Essere in sintonia
risuonando in note pure
è l'anima del viaggio che ho intrapreso.
Il mio Ritorno.
Se non vibro in armonia
non sono più sostanza sana.
Divento cenere di fuochi fatui,
dispersa nell'aria soffocante
di un deserto spirituale.

sabato 10 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in Controcanto: Gusto d'altri mondi.

 
"Variazioni in Controcanto' è la seconda silloge del libro "AmbiguaMente Lirica".
Vi narro Percezioni sfuggite a ogni controllo,
che più autonome non si può. 
E nemmeno più autosufficienti,
in quanto si alimentano della loro stessa sostanza
E mi turbano.
Talvolta in modo irreversibile.
Ovvero: una volta provate sulla mia pelle e in me,
quando torno indietro dal viaggio sensoriale, in genere imposto,
non recupero lo stato precedente.
Traligno.
Anche in modo vistoso. 

P_Irene Navarra, Il gusto della mela edenica, AIArt e GraphicArt, 9 Gennaio 2026.


 
Sento talvolta in bocca il gusto
vanigliato della mela edenica.
E dal silenzio allora a cauti morsi
- pelle di cera e polpa d'anice stellato -
in un crescendo inarrestabile,
seguo uno scroscio di cascata.
Succo mi cola lungo il mento
mi s'impiastriccia sulla gola e il seno,
segue la geografia dei fianchi,
cola sulle caviglie,
avviluppandomi nell'Oltre
con la corazza appiccicosa
del suo miele.
S'annidano sorrise parolette brevi[1]
dentro l'annuncio ancora incredulo
dell'Estasi congenita.

(Papille gustative risvegliate,
olfatto all'erta nel profumo che dilaga
sento che il Paradiso già perduto
è di nuovo in me.
Nell'Unità profonda
l’umano che riscopre il cielo
e la divina vastità che si rivela
sono la stessa primordiale cosa.)



[1] Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, Canto I, v. 95.

In questa lirica mi muovo tra sensualità e misticismo. Trasformo, infatti, un atto fisico (mangiare un frutto) in un'esperienza metafisica di ricongiungimento con il divino.