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mercoledì 31 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Mi sei vicino.


A U.V.


P_Irene Navarra, Attraverso lo spirito, AIArt e GraphicArt, 31 Dicembre 2025.



Così questa mattina,
 seduta sul mio prato d'erba gelida,
ho fatto il Vuoto nella mente
e mentre il corpo si perdeva nell'aria rarefatta,
ho respirato a fondo
ed espirato a lungo.
Entrava argento di momenti nati insieme,
usciva il fango limaccioso del distacco
e le mie cellule fiorivano in promesse
che un riso in cielo confermava.
So che mi vedi.
Tu non m'hai lasciata.
Avrò ragione del dolore,
fluttuando nel tuo cuore grande.


martedì 30 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Ci ho provato.

 
Oggi la solitudine è feroce.
Anche se non sono sola.
Stromae con la sua canzone "L'enfer" mi tiene per mano.
E mi offre conforto.

P_Irene Navrra, Ascoltando "L'enfer" di Stromae, AIArt e GrapphicArt, 30 Dicembre 2025.



Ci ho provato:
a tenere gli occhi fissi su una cosa:
stella o ciclamino o bicicletta...
Tutto bene.
Ma se mi metto a guardare una fotografia
di chi ho amato e non c'è più,
allora mi si capovolge il mondo
e penso che l'Assenza inderogabile
sia peggio del morire.
L'inferno gioca la sua parte in questi attimi feroci
quando dilanierei con un coltello la mia carne
perché voglio soffrire nel profondo.
Pur di uccidere i ricordi:
la Luce che riverberava nei tuoi occhi
e la adolcezza della casa nella sera
mentre il giardino si nutriva d'ombra azzurra
e noi sommessi si rideva per un nulla.
Così mi avvolgo dentro i veli dei pensieri.
E perdo il mio coraggio nella solitudine d'acciaio
che mi contiene in questo scrigno inossidabile.
E poi mi dico,
sempre:
Non sono sola a sentirmi sola.
Ed è già qualcosa.
Non molto ma qualcosa.
Però non mi consola.
L'anestesia del tempo vuole un corso lungo.
Io lo recido.
E vado con la mia anima di gelo
tra i campi spogli dell'inverno.
A piedi nudi,
inciampando in zolle dure.
Come il mio cuore
che non sa più battere duale.





lunedì 29 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vera Eternità.

 

P_Irene Navarra, La vera Eternità, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025



Che importa mai la fine individuale
per te che sei comunque
e solo temporaneamente
abitatore di un angolo di terra
(minuscolo e pieno di delizie
oppure smisurato e desolato)
in cui si compie ineluttabile
il fatto naturale della morte?

Davanti al fremito istintivo
di ogni particella chiara
già programmata a perdere
lo spazio in contrazione,
a dilatare la sua essenza
che in fondo è proprio l'unica
(perennemente l'unica)
a farla da padrona,
che importa mai la fine individuale?



domenica 28 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La torre della Muda (con Dante Alighieri).


I versi in calce a questa brevissima Introduzione sono di Dante Alighieri.
Mi risuonano nella mente e nel cuore da stamattina.
Ho riletto, pertanto, il Canto XXXIII dell'Inferno
e ritrovato il famosissimo episodio del Conte Ugolino della Gherardesca,
rinchiuso nella torre della Muda con figli e nipoti, per farli là morire di fame.

Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solea esser addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond'io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

(Dante Alighieri, Inferno, XXXIII, 43-48)


P_Irene Navarra, Nella torre della Muda, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025.



Liscio zampillo di una fonte
è l'eco come neve
di un giorno bisbigliato
e poi dimenticato tra due pause
su cui si abbatte il mare
violato nella notte
dai rami di una Luna
che ha scosso gemme argentee
e ha frantumato l'onda
con il pestello fitto dei suoi raggi,
molesti per chi vuole un po' di pace.

Dentro il mortaio resinato
s'impasta il cedro con il gelsomino.
Fluttua l'aroma nella torre della Muda.
Non basta per esorcizzare
la cipria dell'Alba
che sale con l'allodola fulgente.

(Rimodellarsi inevitabilmente.
Compiere il passo nell'assurdo della Luce.

Nessuno a farne un'adeguata cronaca.)


La spiegazione

    Mi trovo nella torre della Muda, a Pisa. Là dove si consumò l'orribile morte del Conte Ugolino della Gherardesca assieme a figli e nipoti. Sono immersa in un'esperienza sensoriale complessa. Dall'apertura a cui mi affaccio, vedo il mare, violentato dalla Luna con il "pestello fitto dei suoi raggi", molesti per chi, come me, cerca un po' di pace.
    Non provo dolore fisico.
    Sono stordita dal profumo di cedro e gelsomino, di consistenza quasi materica, che viene dall'esterno con il salire dell'Alba.
    I versi e le loro visioni sono privi di qualsiasi elemento positivo.
    Sta arrivando il giorno.
    L'intensificarsi dei suoi aromi speziati lo annuncia con forza, ma non porta conforto di Luce alcuna. Il chiarore mattutino si offre, invece, come un velo sottile, quasi impalpabile, che cerca, senza riuscirci, di esorcizzarne l'arrivo.
    Dopo il quale ripartiranno i miei giochi per rimodellarmi inevitabilmente.
    Il "passo nell'assurdo della Luce" trasforma la tragedia antica in un dramma esistenziale moderno. A ogni inizio giorno mi si impongono, in cicli rinnovati, sempre nuove maschere e nuove forme.
    Del tutto avulse da qualsiasi adeguata cronaca.
    La solitudine più feroce imprime il suo sigillo nel mio corpo.
    Che si lascia andare imbelle.
    Non c'è difesa.
    Non c'è preghiera atta a sconfiggerla.
    C'è solo un crudele autocannibalismo spirituale,
    Nel silenzio fondo di questo mio esistere adesso.

sabato 27 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente-Lirica: La vespa nel sidro (Viaggio intimo e Noterelle critiche).

 

P_Irene Navarra, Nel mistero delle parole, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.

Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del Drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(Magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.




    La spiegazione

    L’inizio della lirica è metatestuale.
    La “Pagina di parole” non è solamente un supporto ma è anche un “sentiero quotidiano” lungo il quale mi porta “il Drago nella mente”. Scrivo, quindi, rispondendo a un ordine atavico, a un impulso istintuale che precede addirittura la memoria. E prelude ai “futuri Minotauri” cioè ai mostri del vissuto.
    Il Drago rappresenta la forza spirituale che mi ispira per necessità del mio stesso essere.
    In quanto tale mi osservo muovermi sulla scacchiera della vita.
    Sdoppiandomi però, a un certo punto.
    Diventando il “Magiconiglio bianco a macchie nere / dagli occhi di giaietto fuoco vivo”, l’elemento quasi surreale che con le sue note cromatiche interrompe la staticità della pagina e sa condurmi al Paese meraviglioso di Alice⋆. Simboleggia, infatti, la spinta anarchica della fantasia. Così posso “ruzzolare”, divertirmi e scoprire lati inusuali del mio vivere.
    È insomma un compagno di viaggio capace di aprirmi a ogni stupore.
    Coesistono, pertanto, in me due dimensioni. Entrambe essenziali. Identificantesi nei versi, ed esplicative delle visioni di cui mi nutro.
    Senza la Poesia io sono niente.
    E solo la Poesia può testimoniare il processo di trasformazione del consueto caos in un gioco governato da regole, in cui tuttavia scivolo consenziente, scegliendo la Meraviglia di Alice⋆ e incoronandomi regina per la piena consapevolezza di avere, io proprio io, costruito il mio Paese delle Meraviglie. E ciò su ordine del Drago-Ispirazione che tutto regge.
    Si attua, pertanto, un dialogo tra le due creature speciali in grado di convertire la scrittura in stupore magnifico. La prima (il Drago), mitica memoria di sangue e spirito, rappresenta la necessità della Poesia, scava negli abissi e non permette distrazioni. La seconda (il Magiconiglio) è l’eterno presente di colui che deride i confini, l’entità ludica che traveste la serietà dell’abisso in un “libero tratturo frastagliato”.
    Profondità e splendore allora si completano per dare voce alla Poesia e tradurre la forza grave del Drago in “gelatina”, in “rahat lokum”, in “tulle”.
    In Leggerezza.
    In Grazia.
    E ciò quando, per una sorta di annegamento volontario, sento l’acuto pungiglione della Vespa e la dolcezza inebriante del sidro.
    Connubio che è mirabile incanto.
 
⋆Mi riferisco al romanzo di Lewis Caroll: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.

venerdì 26 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vespa nel sidro.

 

P_Irene Navarra, La vespa nel sidro, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.


P_Irene Navarra, Parole in formazione, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


La spiegazione nel prossimo post.
Ci sto lavorando.

mercoledì 24 dicembre 2025

Prosa e Poesia / Haibun: Viaggio intimo (Nel Vuoto).

 

P_Irene Navarra, Nel Vuoto, AIArt e GraphicArt, 23 Dicembre 2025.



    Il Vuoto attorno.
    Voglio essere immersa nel Vuoto.
    E che resti tale.
    Almeno per un po'.

    Arriveranno nuovi sentimenti e musica profumi che rinfrescano la mente. Lo so. Ci saranno sorrisi.
    Adesso però devo essere un punto, un graffio infinitesimo nel cosmo senza astri.
    Galleggiare priva di nostalgia.
    Sono talmente colma di pena che solo l'assenza totale di emozioni mi può salvare.
    Così potrei riprendere fiato.
    Nessun ricordo che insidi la mia necessaria apatia.

    Gli angoli delle labbra pesano.
    Fisicamente.
    Si piegano all'ingiù.
    Come una statua viva sento, ma non reagisco.
    Il cuore pulsa.
    Di paura.
    Non è il battito normale. Tutto in me è alterato.
    E mentre guardo in questa Notte d'ardesia, che desidero cieca e piatta, immagino Luna, diafana immortale, che nel mio Universo non c'è. Mi manca quest'amica silenziosa che ha accompagnato tutta la mia vita precedente.
    La privazione ha ritmato il mio ultimo anno.
Di privazione devo nutrirmi per uccidere la paura, sradicando ogni altro sentimento.

     Ora chiudo gli occhi e mi disancoro dalle cose usate. Lascio quanto ho amato finora.
    Mi annullo.
    Per smettere di patire.

    La mente è una lavagna intonsa.
    Io non subisco più attrazioni di sorta.
    Tuttavia vibro in ogni mia cellula.
    Quella naturale frequenza alla base della vita ha un suono sottile che si amplifica e diventa un'eco progressiva a segnare la via.
    Per ricominciare.
    Nel Vuoto si può.
    E là meditare.
    Sì. Si può meditare galleggiando nel Vuoto.
    Scartata la pur minima scoria di pensiero, 
abituandomi alla conseguente leggerezza, avrò la vita che sognavo?
    Di persuasione in persuasione muoverò qualche passo e accennerò a fragili sorrisi,
finché rivedrò Luna e le stelle.
     Poi, fuori dalla Notte anche la Luce sarà di nuovo mia.

Serenamente
adesso non riesco.
Vivo precaria.

lunedì 22 dicembre 2025

Poesia / Nuovo Mondo: Il tempo dei sogni.

 

P_Irene Navarra, Angelo caduto, AIArt e GraphicArt, 22 Dicembre 2025.


 
La foglia di betulla segue il vento
perché ha orecchie adatte al vento.
Se tocca il fiume, muore
tra brume-cantastorie
inanellate ai ricci incanutiti
di un angelo smarrito.

Lui dorme sulla sponda,
tutto raccolto in sogni
avvinti al suo ricordo d'oro
come la noce al mallo ancora verde.

Il loro tempo?
È solo la memoria.


P_Irene Navarra, Nel cuore del sogno, AIArt e GraphicArt, 22 Dicembre 2025,
,
 

domenica 21 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Farsi così di Morte.


 Meditando su questa nostra vicenda esistenziale.

P_Irene Navarra, La nostra anima immortale, AIArt e GraphicArt, 21 Dicembre 2025,


Quando ritenti
la tua questua intrepida
di sapiente scavatore
bravo a rivoltare zolle
per ritrovare
il lato mai emerso della pietra
e fragile tintinna un buon ricordo
come il cristallo
al fondo della zuccheriera
sotto la curva dell'argento
che mitiga la tenebra
incollata a ciglia viola,
quando ti vedi nello specchio
appeso al chiodo sopra il lavandino
dove detergi l'anima immortale
ogni sacrosanto giorno
e sai tutto di te
meno la fine
prossima a venire
o già incombente
se il tuo cane guarda fisso la parete
bianca come l'ombra
accesa dei suoi occhi casti,
Quando senti solo noia dal tuo andare
mentre la Fine ti sorride pura,

allora tutto sa di inebriante vino.

Quel vino nato da un pendio scosceso
e l'uva arde di fulgori d’oro
con un sole dentro.
Piccoli soli in acini da morsicare
per berne il succo e ingurgitare un'ape
che pianti il pungiglione nella gola.

Così morire.
Col miele d'ambra profumata
e il suo segreto nel respiro
che s’invola.


P_Irene Navarra, Sapere tutto di noi, AIArt e GraphicArt, 21 Dicembre 2025.


Poesia / Tanka: Vagando nella nebbia.


Un momento di gioia.
  
P_Irene Navarra, Gioco nella nebbia, AIArt e GraphicArt,  21 Dicembre 2025.


Nebbia d'ovatta
stamattina sul prato
dietro casa mia ~
Billy sparisce e torna.
C'è, e poi non c'è ~ Io rido.
#Tanka119


sabato 20 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Un gancio di ricordo (Viaggio intimo e Noterelle critiche).


 
P_Irene Navarra, Un attimo di eternità, AIArt e GraphicArt, 20 Dicembre 2025



C'è un gancio di ricordo
che ci lega a circostanze arcane
mentre fissiamo una superstite formica
sul divano o se troviamo
un corpo isterilito di lucertola
imprigionato nella finestrella doppia
sigillata per l'inverno.
In quei momenti il grembo è l'ancora
sicura della stasi momentanea
candente come il lampo sul cipresso,
uguale al fluido primigenio
della vita-pioggia marzolina.
Là freme l'Inizio.

(Ci appoggi le tue mani e stai
con un sospiro sacro
quanto il pulsare delle vene.)

    La spiegazione

    Mi muovo tra il microscopico quotidiano e l’universale metafisico. Creo una tensione palpabile tra ciò che è immobile (la lucertola, la finestra sigillata) e ciò che freme di vita ancestrale (il grembo, il lampo).
    Il "gancio di ricordo" suggerisce qualcosa di acuminato, che afferra e non lascia andare. La finestrella doppia sigillata rappresenta il confine tra l'interno con il suo calore e l'esterno invernale con i fenomeni naturali. La lucertola "isterilita" diventa un memento mori che, però, paradossalmente, innesca la riflessione sulla vita.
    La "superstite formica" è fragile, la forza del "lampo sul cipresso": cosmica; il corpo della lucertola: isterilito (la morte è secca), la pioggia marzolina: fluida (la vita è umida).
    Volutamente uso termini dal peso specifico alto.
    L'obiettivo si manifesta quando riesco a descrivere il momento sospeso in cui il tempo sembra fermarsi attorno a me, ma dentro, nel "grembo", tutto vive di pulsioni che spostano l'attenzione sull'aspetto fisico e materno/generativo.
    Il "grembo", quindi, non è solo un organo, ma un’ancora spirituale. Il "sospiro sacro" eleva l'atto dell'osservazione a una forma di preghiera laica.
    Il paragone finale, poi, tra il "sospiro" e il "pulsare delle vene" chiude il cerchio: il mistero dell'universo non è fuori, ma scorre in noi.


venerdì 19 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Errore - Errare (Viaggio intimo e Noterelle critiche).



 Introduzione lirica alle Noterelle critiche sulla Percezione Errore -Errare.

Seguire tracce
d'antimonio nitido
fino all'Oceano.


P_Irene Navarra, La traccia di antimonio, AIArt e GraphicArt, 19 Dicembre 2025.

Bruciata la pietraia,
affocate anche le creste,
vedevo ribollire il mare
al posto del deserto
in cui fioriscono le rose
solo se gli occhi
ne fingono il riverbero.

Cadeva quindi nell'opposto
il tempo del miraggio:
polvere di antimonio
che disperde la sua traccia
tendendo sempre
all'ombelico dell'oceano.

(E navigando per destino alla deriva.)

    La spiegazione

    In "Errore - Errare" gioco sul doppio senso del titolo: l'errore come sbaglio percettivo (il miraggio) e l'errare come vagare senza meta (la deriva).
    Nei versi iniziali enucleo, pertanto, un contrasto tra l'arsura estrema dell'ambiente e l'illusione dell'acqua. Il deserto non è solo un luogo fisico, ma anche uno stato d'animo metaforico dove la bellezza (le rose) esiste solo come atto di volontà o finzione dello sguardo.
    Ruolo centrale ha, poi, la "polvere di antimonio" (il khol) storicamente usata per truccare gli occhi. Io, Irene, sono questa polvere e così, col suo luccichio, definisco i contorni della visione ma, allo stesso tempo, ne disperdo la traccia.
    In tale trasfigurazione simbolica tendo all'assoluto (l'ombelico dell'oceano), accettando nondimeno la perdita di me.
    Si completa allora la metamorfosi dell'Errore - Errare volta a una deriva finale non di fallimento bensì di resa consenziente.
    Possiedo, infatti, il potere di far fiorire le rose in una "pietraia bruciata". Sono, però, consapevole a livello di coscienza che si tratta di una finzione.
    Un!opera, questa mia, creativa e disperata.
    Pur non riuscendo a smettere di ammirarlo, so che il miraggio è un inganno.

 

giovedì 18 dicembre 2025

Poesia / Nuovo Mondo: Ho sussurrato nomi cari.



P_Irene Navarras, Nostalgia, AIArt e GraphicArt, 18 Dicembre 2025.



Ho attraversato il campo dietro la mia casa.
Fino al confine.
Di là vaste, selvagge distese di rovi.
Foglie dentate e frutti rinsecchiti
sillabavano parole in ombre dense.
Ho risposto sussurrando nomi cari.
Silenzio fondo dal manto spinoso.
Rotto di colpo da un biascicare d'acqua
oltre l'argine di zolle.
Mi sono detta È l'Isonzo.
Il suo Turchese soffocato dalla nebbia.
Ma il cuore traduceva tutto in note cupe.
Come di fango che lisciasse rive scarne.
Così sono tornata al mio silenzio attonito.
Alle pareti senza alcuna storia.
Là ho pregato.


Poesia / AmbiguaMente-Lirica: Errore - Errare.

Continua l'itinerario poetico di Diplopie e Abbagli.
Oggi tratto di Contrasto tra elementi primordiali.
Di me che osservo.
E trasformo il deserto in giardino.
Ma solo come finzione.
 

P_Irene Navarra, Disperazione, AIArt e GraphicArt, 18 Dicembre 2025.


Bruciata la pietraia,
affocate anche le creste,
vedevo ribollire il mare
al posto del deserto
in cui fioriscono le rose
solo se gli occhi
ne fingono il riverbero.

Cadeva quindi nell'opposto
il tempo del miraggio:
polvere di antimonio
che disperde la sua traccia
tendendo sempre
all'ombelico dell'oceano.

(E navigando per destino alla deriva.)

martedì 16 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Sopravvivenza.

 
Continua l'itinerario poetico di Diplopie e Abbagli.
Oggi tratto di Potere derivante da una Distruzione quasi esiziale.
Che riprogramma Tutto.

P_Irene Navarra, Sopravvivenza, AIArt e GraphicArt, 15 Dicembre 2025.


Se agguati il riso della bocca
sgorgante come lava
(e tu vorresti possederla ancora
dopo averla sparsa
o fartene rossetto di carminio solido
per le tue labbra incerte
ché non si pieghino all'ingiù),
avrai spedito la tua immagine
in ere paleostoriche
di ingenuo adattamento.

(La lava non è fragola o lampone.
È corrosivo ultimo
da regalare al paesaggio.
Per alteralo a proprio piacimento.)


P_Irene Navarra, Inganno, AIArt e GraphicArt, 15 Dicembre 2025.


domenica 14 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Il Doppio e la mia storia (Viaggio intimo e Noterelle critiche).

 Introduzione lirica alle Noterelle critiche sulla Percezione Il Doppio.
 
Nelle emozioni
lo specchio e il suo retro -
guardo due fronti.

P_Irene Navarra, Il Doppio, AIArt e GraphicArt, 13 Dicembre 2025.

(La mandorla racconta

di foglie germogliate a nido.
L'onda turchese si ravvolge
e rotola perfetta attorno al cuore.)

Con vasti affreschi di alberi e di mare
dipinti in me contemporaneamente
affronto direzioni opposte.
Molteplice lo sguardo
nascosto dai capelli
e poi scoperto
per lo scarto delle dita
mi libero di giochi a nascondino
come una pedina che fa dama.

Così sublimo Il Doppio
nella crepa della bocca,
lo assimilo mutante
nel prisma della pelle.

    Questa lirica risale a un periodo della mia vita in cui, mentre facevo affascinanti viaggi visionari, esploravo con delicatezza i temi della dualità interiore, della ricerca di sé e dell'assimilazione del contrasto.
    Le Percezioni scaturivano le une dalle altre, in nascita continua.
    Il testo si apre con una sequenza di immagini di lirismo primordiale, quasi archetipiche.        
    La natura della mandorla, dell'onda viene suggerita a raccontare bellezza e ritmo, in armonia con il sentire interiore.
    Sono come affreschi che assumono un valore monumentale e permanente, sono un'identità complessa. La poetica del contrasto diventa così esplicita: io soggetto sono il punto d'incontro di forze opposte, una condizione che non paralizza, e che affronto attivamente. Quasi con gioia.
    La scoperta per lo scarto dei capelli rappresenta un piccolo dramma intimo, di carattere minimamente scenografico. Il gesto è banale. Sì, purtuttavia potente.
    Dissolve la maschera.
    È un atto di volontà.
    La metafora ludica si offre particolarmente efficace. Il "gioco a nascondino" rappresenta la parte dell'esistenza spesa a celare una natura complessa.
    La trasformazione in "pedina che fa dama" simboleggia un salto di qualità, il raggiungimento di un livello superiore di consapevolezza e potere,
    Finché avviene la sublimazione del Doppio, che non è più un problema, Anzi. Viene trasformato in qualcosa di speciale.
    Il contrasto, pertanto, diventa una parte vitale e mutante dell’essere, un prisma che scompone e riflette.
    La complessità interiore non è più celata, in quanto permette al corpo e all'identità di mostrare le mille sfaccettature della luce.
    





sabato 13 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Molteplice lo sguardo (Il Doppio).

 
Continua il mio viaggio nelle Percezioni che hanno accompagnato tutta la mia vita.
Anche questa lirica fa parte della sezione Diplopie e Abbagli.

P_Irene Navarra, Molteplice lo sguardo / Il Doppio, AIArt e GraphicArt, 13 Dicembre 2025.


 (La mandorla racconta

di foglie germogliate a nido.
L'onda turchese si ravvolge
e rotola perfetta attorno al cuore.)

 

Con vasti affreschi di alberi e di mare
dipinti in me contemporaneamente
affronto direzioni opposte.
Molteplice lo sguardo
nascosto dai capelli
e poi scoperto
per lo scarto delle dita
mi libero di giochi a nascondino
come una pedina che fa dama.

Così sublimo Il Doppio
nella crepa della bocca,
lo assimilo mutante
nel prisma della pelle.


venerdì 12 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Sull'altalena della Luna (da Diplopie e Abbagli).

   
Sull'altalena della Luna,
le gambe a penzoloni dentro il vuoto,
mi dico l'illusione del moto circolare
di cui sono l'origine.

(In lontananza il punto denso della Terra.)

P_Irene Navarra, Sull'altalena della Luna, AIArt e GraphicArt, 12 Dicembre 2025.


La Luna come altalena, una metafora che trasforma il satellite quasi in un giocattolo celeste, subito associato a un senso di innocenza infantile e, contemporaneamente, di vertigine metafisica.
Nel vuoto non solo sidereo, ma anche emotivo ed esistenziale, suggerisco una sospensione a me usuale tra essere e non-essere, tra concretezza e vuoto.
Il moto è tuttavia illusorio.
C'è un autoinganno alla base di ciò. La visione soggettiva vige sovrana. La terra da lontano è ridotta a un punto denso, un concentrato di massa, di gravità, di problemi terreni, che ha poco peso data la distanza con il reale.
In tono contemplativo e malinconico, il soliloquio con me stessa accentua l'interiorità e la solitudine della situazione.
Me ne accorgo ora, alla rilettura di questo breve testo.
Il microcosmo di introspezione, dunque, in cui fluttuo, pone il paradosso dell'origine di questo ondeggiare volto all'autonomia.
Che è solo forma di miraggio consolatorio.