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giovedì 15 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in Controcanto; Inganno (La metamorfosi nell'abbandono...)

 

P_Irene Navarra, Nell'azzurro?, AIArt, 14 Gennaio 2026.


Non è che l'autoconvinzione
di crederci impotenti
ci metta tutti a mani giunte
ad aspettare l'Al di là?

Che poi:
si diversifica per caso
(così come la mela e un graspo d'uva)
dal margine di un fosso
di un salto dirupato
di una sponda
o di una guglia frastagliata
contro il cielo?

Quel cielo che si vede
e pensi
- insano, anche blasfemo -
di toccare se non altro
nel colore che ti avvolge.

(Come una carta cellophane
sulla sua mou farcita d'anisetta.)


mercoledì 14 gennaio 2026

Poesia / Cronaca: Mi sorridevi tra le ciglia.


P_Irene Navarra, Andare insieme, AIArt e GraphicArt, 14 Gennaio 2026.


Mi sorridevi tra le ciglia
anche nel Distacco.
Mentre in me brillavano i tuoi occhi
come nell'incontro primo,
si sgretolava tutto, attorno.
La stanza bianca d'ospedale.
si disfaceva nei nastri evanescenti
del tuo pietoso andare.
Io camminavo a passi lenti
accanto a te,
 sempre più leggero.


Poesia / Variazioni in Controcanto: Tutto è assorbito (Cercando di toccare il cielo).

 Ricordo d'infanzia,
la storia del toccare il cielo con un dito..
Per cacciare quelli di maturità.
Cielo?
Sì, il cielo c'entra sempre.

P_Irene Navarra, Toccare il cielo con un dito, AIArt e GraphicArt, 14 Gennaio 2026.




Tutto è assorbito
dagli strati impercettibili
che si sommano agli strati
e poi agli altri strati …

(Ma di che è fatto il cielo
in cui affondo il dito
semplicemente alzandolo
più in su?
La sedia, la scala,
l’albero, la casa sopra i rami,
le onde del mare di Sorrento,
la mia macchietta scura nella spuma.
Ricordo risalite quotidiane
e riti di nascosto.
Senza successo alcuno
a darmi un minimo di convinzione,
un po’ di slancio,
due ali anche posticce
per spiccare il volo.
E senza tingermi d’azzurro.)

martedì 13 gennaio 2026

Poesia e Prosa / 145474: Storia di Bacca. Lirica di Irene Navarra.


    Questa piccola storia lirica è nata per ispirazione.
    Emily Dickinson con la poesia "I had been hungry" [
F439 (1862) / J579 (1862)], 
e Angelo Branduardi con la ballata "Rosa di Galilea" mi hanno condotta per mano lungo sentieri inusitati, che mai avrei pensato di percorrere.
    Sacro e profano si sono intrecciati a creare un racconto metaforico sulla Gentilezza e l'Amore.
    Se così fosse veramente, il mondo sarebbe meno oscuro.


Irene Navarra, Bacca e il ciliegio, AI Pastelli, 15 Agosto 2023.


Ero
come una bacca selvatica
trapiantata sulla strada.
Non sentivo i profumi del vento dalle vette
e le lepri bianche non strofinavano più
il muso tra le mie foglie delicate.
Languivo su quel suolo grigio
che odorava di morte.
Poi mi raccolse un giovane gentile
che mi deterse dalla polvere, dal fango,
e mi depose su un letto di bambagia
dal vago sentore di vaniglia.
Là riposai
spruzzata ogni mattina di rugiada
raccolta nel cuore delle rose.
Così radicai di nuovo
ridiventando pianta generosa.
Lui mi cantava "Rosa di Galilea",
e la intonava con il suo violino angelico.
Fiorimmo insieme
mentre il cielo sorrideva
donandoci frutti
di ciliegio celestiale.
E io,
mai nominata nella mia esile esistenza,
fui finalmente Bacca:
la salvata per Amore.



Per leggere la Poesia di Emily Dickinson che ha ispirato i miei primi versi di "Storia di Bacca", segui questo link.
Qui, inoltre, la recensione a cura di Mario Bonanno dell'Album "Il rovo e la rosa. Ballate d'amore e di morte", pubblicato nel 2013.

Tutto ci insegna che l'Amore è sempre la risposta.

Di seguito il testo (bellissimo) della Ballata "Rosa di Galilea" di Branduardi.

Già ero vecchio e stanco per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere rinunciare come può
all’ultimo suo fiore, se l’Inverno viene già.

Già ero vecchio e stanco, ma la volli per me
e il sorriso della gente di nascosto accompagnò
il mio andare verso casa e l’Inverno viene già.

Lei era la più bella che avessi visto mai,
sorrideva tra le ciglia e il mio cuore riscaldava,
era l’ultimo mio fiore e l’Inverno viene già.

Poi anche il mio ciliegio a suo tempo maturò,
lei venne un mattino a chiedermene i frutti:
“Devo avere quelle ciliegie, perché presto un figlio avrò.”

Io guardavo le sue guance, più bella era che mai,
e sentivo dentro me già crescere la rabbia:
“Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te!”

Sorridendo come sempre, le spalle mi voltò
e la vidi in mezzo al prato verso l’albero guardare,
era l’ultimo mio fiore e l’Inverno viene già.

Fu il ramo suo più alto che il ciliegio chinò
ed il padre di suo figlio così l’accontentò…

Già ero vecchio stanco per prenderla con me,
ma lei era la più bella che avessi visto mai,
la sua pelle come rosa… Rosa di Galilea.

Fonte: LyricFind

lunedì 12 gennaio 2026

Poesia / Cronaca: Mi sei vicino.

 A U.V.

P_Irene Navarra, Mi sei vicino, AIArt e GraphicArt, 12 Gennaio 2026.



Mi sei vicino,
e te ne sono grata.
Sento in me la tua forza.
So che mi accompagni in queste prove.
Disillusioni acerbe erano destino
per la mia anima fanciulla,
ignara di quanto è la vita senza te.
Adesso si riannoda il filo
che ci ha tenuti assieme.
Ti sento.
Tu mi parli con quella voce bella
che disegnava i tuoi racconti
e le lusinghe dell'amore.
Ti do la mano,
Il cuore batte.
Andiamo nell'isola segreta
dei nostri giorni ancora qui.

Poesia / Variazioni in Controcanto: Noi, anime plurali.

Sulla frammentazione dell'io moderno:
dolcezza sensoriale e durezza esistenziale. 

P_Irene Navarra, Noi Anime plurali, AIArt e GraphicArt, 12 Gennaio 2026



Noi, anime plurali,
- travolte  dalla Bora più impetuosa,
gonfie di rabbie come lava di vulcano
o calme, pur nella tempesta,
con sulle labbra sospiri al caramello -
Noi abbiamo un'unica certezza:
la pace vera è un'utopia.
Scabre filosofie per sopravvivere,
i giochi della mente.
Non siamo in quiete.
Mai.
E lo sappiamo bene.
Così coesistiamo nei riflessi delle cose,
in più sfaccettature complicate.
Tanto che spesso non ci ritroviamo:
Vaghiamo nell'abisso
per poi volare tra le nubi di bambagia,
guardando in basso l'anima plurale,
il suo affannarsi torto
che si frantuma in schegge di cristallo.

sabato 10 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in controcanto: Gusto d'altri mondi.

 
"Variazioni in controcanto' è la seconda silloge del libro "AmbiguaMente Lirica".
Vi narro Percezioni sfuggite a ogni controllo,
che più autonome non si può. 
E nemmeno più autosufficienti,
in quanto si alimentano della loro stessa sostanza
E mi turbano.
Talvolta in modo irreversibile.
Ovvero: una volta provate sulla mia pelle e in me,
quando torno indietro dal viaggio sensoriale, in genere imposto,
non recupero lo stato precedente.
Traligno.
Anche in modo vistoso. 

P_Irene Navarra, Il gusto della mela edenica, AIArt e GraphicArt, 9 Gennaio 2026.


 
Sento talvolta in bocca il gusto
vanigliato della mela edenica.
E dal silenzio allora a cauti morsi
- pelle di cera e polpa d'anice stellato -
in un crescendo inarrestabile,
seguo uno scroscio di cascata.
Succo mi cola lungo il mento
mi s'impiastriccia sulla gola e il seno,
segue la geografia dei fianchi,
cola sulle caviglie,
avviluppandomi nell'Oltre
con la corazza appiccicosa
del suo miele.
S'annidano sorrise parolette brevi[1]
dentro l'annuncio ancora incredulo
dell'Estasi congenita.

(Papille gustative risvegliate,
olfatto all'erta nel profumo che dilaga
sento che il Paradiso già perduto
è di nuovo in me.
Nell'Unità profonda
l’umano che riscopre il cielo
e la divina vastità che si rivela
sono la stessa primordiale cosa.)



[1] Dante Alighieri, La Divina Commedia, Paradiso, Canto I, v. 95.

In questa lirica mi muovo tra sensualità e misticismo. Trasformo, infatti, un atto fisico (mangiare un frutto) in un'esperienza metafisica di ricongiungimento con il divino.

venerdì 9 gennaio 2026

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Di nostalgia in nostalgia.


Quando la nostalgia accampa il suo vessillo
nella mia mente
devo appellarmi a tutta la mia forza per combatterla.
E non sempre ci riesco.
La lotta è impari
perché la vita di prima mi piaceva.
E molto.

P_Irene Navarra, Miele e farfalla, AIArt e GraphicArt, 8 Gennaio 2026.


Un miele di castagno con profumo anche di noce,
questa nostalgia assassina
che mi garrota il cuore.
Ancora un giro
e finirò nel solito mio Vuoto.
Meglio della sua morsa
cannibale di me.

Lasciarla andare.
Come una farfalla
che si libra pur nel gelo dell'Inverno
e morirà - lo so - ma di Bellezza.
Di pura Libertà del volo.

giovedì 8 gennaio 2026

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Oggi non ci riesco.

 
Scrivere mi fa bene.
Non perché sia uno sfogo.
Non lo è mai.
Scrivendo medito e capisco.
Procedo lungo il sentiero della vita.
Talvolta arrancando.
Ma, in quei momenti. io volo.
Sul qui e ora che vibra nel respiro.


P_Irene Navarra, NostalgicaMente, AIArt e GraphicArt, 8 Gennaio 2026.


Oggi non ci riesco.
A uscirne, intendo, dalla tenace nostalgia
che tinge la mia vita adesso.
Con i colori del ricordo.
Colori accesi nelle Albe e nei Tramonti
della mia Terra benedetta.

Anche il suono della campana tibetana
- estranea al mondo precedente -
m'immerge nell'Isonzo di turchese
in sonora armonia dentro le vene.
Devo svegliarmi dal sogno menzognero
che mi lega a quanto non ho più.
Scuotermi dalle spalle quel gigante.
Andare.
E l'anima sa dove:
il Leteha un colore trasparente
che non lascia segni.

* Il Lete è il fiume dell'oblio della mitologia greca e romana. Era originariamente il nome della figlia della dea Eris.

lunedì 5 gennaio 2026

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La mia stagione (L'anello che non tiene).


P_Irene Navarra, Consapevolezza, AIArt e GraphicArt, 5 Gennaio 2026.


Il mio tempo di adesso
non è un buon tempo.
Al di là delle prevedibili, cicliche stagioni
sembra avere un'infida sostanza propria
del tutto aliena a equinozi e solstizi.
Promette e non mantiene.
Cercando la soluzione a questi giorni da Luna avvelenata e Sole nero,
sfoglio la me interiore come se fosse un diario autografo.
Colgo il colore sanguigno delle lettere
che formano parole solo di pena
e so così che il loro tempo
non può essere diverso da ciò che è.
Non c'è rinascita prossima,
né consolazione alcuna
all'infuori di una debole Speranza
che trascina le mie ore.
Questo è il tempo dell'Assenza.
Stagione, Lei, che non può essere buona.
Dovrò brindare con il suo vino inacidito ancora molto a lungo.
E così sia.

P_Irene Navarra, La mia stagione, AIArt e GraphicArt, 5 Gennaio 2026.


Questa che vivo
non è la Primavera generosa
amore-amato-amante,
l'Estate rossa di papaveri,
l'Autunno scarno nelle braccia
serrate a scrigno sull'Inverno.

Lei ha un profumo d'uva calda
pronta a versarsi nel mio tino,
possiede tutto
e tutto copre qualche volta
con le erbacce folte
o con la nebbia
priva di qualsiasi attitudine
a meno che non sia l'andare
avanti e indietro in banchi fitti
lasciando dei brandelli sulle cose
a camuffarle, trasformarle infida
se sgronda nubi diacce dalle mani
e gelo dal respiro,
se vuole alitarmi sulla fronte
o sprofondarmi l'indice nel cuore
girando e rigirando il suo bulino.

Lei non è mai leale. 
Deride l'attimo presente,
facendo balenare da una pergola
turgidi grappoli maturi
che appassiranno incolti.
E in quel fatale errare
mi perdo incerta.
Lei è il mio Nulla.

mercoledì 31 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Mi sei vicino.


A U.V.


P_Irene Navarra, Attraverso lo spirito, AIArt e GraphicArt, 31 Dicembre 2025.



Così questa mattina,
 seduta sul mio prato d'erba gelida,
ho fatto il Vuoto nella mente
e mentre il corpo si perdeva nell'aria rarefatta,
ho respirato a fondo
ed espirato a lungo.
Entrava argento di momenti nati insieme,
usciva il fango limaccioso del distacco
e le mie cellule fiorivano in promesse
che un riso in cielo confermava.
So che mi vedi.
Tu non m'hai lasciata.
Avrò ragione del dolore,
fluttuando nel tuo cuore grande.


martedì 30 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Ci ho provato.

 
Oggi la solitudine è feroce.
Anche se non sono sola.
Stromae con la sua canzone "L'enfer" mi tiene per mano.
E mi offre conforto.

P_Irene Navrra, Ascoltando "L'enfer" di Stromae, AIArt e GrapphicArt, 30 Dicembre 2025.



Ci ho provato:
a tenere gli occhi fissi su una cosa:
stella o ciclamino o bicicletta...
Tutto bene.
Ma se mi metto a guardare una fotografia
di chi ho amato e non c'è più,
allora mi si capovolge il mondo
e penso che l'Assenza inderogabile
sia peggio del morire.
L'inferno gioca la sua parte in questi attimi feroci
quando dilanierei con un coltello la mia carne
perché voglio soffrire nel profondo.
Pur di uccidere i ricordi:
la Luce che riverberava nei tuoi occhi
e la adolcezza della casa nella sera
mentre il giardino si nutriva d'ombra azzurra
e noi sommessi si rideva per un nulla.
Così mi avvolgo dentro i veli dei pensieri.
E perdo il mio coraggio nella solitudine d'acciaio
che mi contiene in questo scrigno inossidabile.
E poi mi dico,
sempre:
Non sono sola a sentirmi sola.
Ed è già qualcosa.
Non molto ma qualcosa.
Però non mi consola.
L'anestesia del tempo vuole un corso lungo.
Io lo recido.
E vado con la mia anima di gelo
tra i campi spogli dell'inverno.
A piedi nudi,
inciampando in zolle dure.
Come il mio cuore
che non sa più battere duale.





lunedì 29 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vera Eternità.

 

P_Irene Navarra, La vera Eternità, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025



Che importa mai la fine individuale
per te che sei comunque
e solo temporaneamente
abitatore di un angolo di terra
(minuscolo e pieno di delizie
oppure smisurato e desolato)
in cui si compie ineluttabile
il fatto naturale della morte?

Davanti al fremito istintivo
di ogni particella chiara
già programmata a perdere
lo spazio in contrazione,
a dilatare la sua essenza
che in fondo è proprio l'unica
(perennemente l'unica)
a farla da padrona,
che importa mai la fine individuale?



domenica 28 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La torre della Muda (con Dante Alighieri).


I versi in calce a questa brevissima Introduzione sono di Dante Alighieri.
Mi risuonano nella mente e nel cuore da stamattina.
Ho riletto, pertanto, il Canto XXXIII dell'Inferno
e ritrovato il famosissimo episodio del Conte Ugolino della Gherardesca,
rinchiuso nella torre della Muda con figli e nipoti, per farli là morire di fame.

Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solea esser addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond'io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

(Dante Alighieri, Inferno, XXXIII, 43-48)


P_Irene Navarra, Nella torre della Muda, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025.



Liscio zampillo di una fonte
è l'eco come neve
di un giorno bisbigliato
e poi dimenticato tra due pause
su cui si abbatte il mare
violato nella notte
dai rami di una Luna
che ha scosso gemme argentee
e ha frantumato l'onda
con il pestello fitto dei suoi raggi,
molesti per chi vuole un po' di pace.

Dentro il mortaio resinato
s'impasta il cedro con il gelsomino.
Fluttua l'aroma nella torre della Muda.
Non basta per esorcizzare
la cipria dell'Alba
che sale con l'allodola fulgente.

(Rimodellarsi inevitabilmente.
Compiere il passo nell'assurdo della Luce.

Nessuno a farne un'adeguata cronaca.)


La spiegazione

    Mi trovo nella torre della Muda, a Pisa. Là dove si consumò l'orribile morte del Conte Ugolino della Gherardesca assieme a figli e nipoti. Sono immersa in un'esperienza sensoriale complessa. Dall'apertura a cui mi affaccio, vedo il mare, violentato dalla Luna con il "pestello fitto dei suoi raggi", molesti per chi, come me, cerca un po' di pace.
    Non provo dolore fisico.
    Sono stordita dal profumo di cedro e gelsomino, di consistenza quasi materica, che viene dall'esterno con il salire dell'Alba.
    I versi e le loro visioni sono privi di qualsiasi elemento positivo.
    Sta arrivando il giorno.
    L'intensificarsi dei suoi aromi speziati lo annuncia con forza, ma non porta conforto di Luce alcuna. Il chiarore mattutino si offre, invece, come un velo sottile, quasi impalpabile, che cerca, senza riuscirci, di esorcizzarne l'arrivo.
    Dopo il quale ripartiranno i miei giochi per rimodellarmi inevitabilmente.
    Il "passo nell'assurdo della Luce" trasforma la tragedia antica in un dramma esistenziale moderno. A ogni inizio giorno mi si impongono, in cicli rinnovati, sempre nuove maschere e nuove forme.
    Del tutto avulse da qualsiasi adeguata cronaca.
    La solitudine più feroce imprime il suo sigillo nel mio corpo.
    Che si lascia andare imbelle.
    Non c'è difesa.
    Non c'è preghiera atta a sconfiggerla.
    C'è solo un crudele autocannibalismo spirituale,
    Nel silenzio fondo di questo mio esistere adesso.

sabato 27 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente-Lirica: La vespa nel sidro (Viaggio intimo e Noterelle critiche).

 

P_Irene Navarra, Nel mistero delle parole, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.

Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del Drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(Magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.




    La spiegazione

    L’inizio della lirica è metatestuale.
    La “Pagina di parole” non è solamente un supporto ma è anche un “sentiero quotidiano” lungo il quale mi porta “il Drago nella mente”. Scrivo, quindi, rispondendo a un ordine atavico, a un impulso istintuale che precede addirittura la memoria. E prelude ai “futuri Minotauri” cioè ai mostri del vissuto.
    Il Drago rappresenta la forza spirituale che mi ispira per necessità del mio stesso essere.
    In quanto tale mi osservo muovermi sulla scacchiera della vita.
    Sdoppiandomi però, a un certo punto.
    Diventando il “Magiconiglio bianco a macchie nere / dagli occhi di giaietto fuoco vivo”, l’elemento quasi surreale che con le sue note cromatiche interrompe la staticità della pagina e sa condurmi al Paese meraviglioso di Alice⋆. Simboleggia, infatti, la spinta anarchica della fantasia. Così posso “ruzzolare”, divertirmi e scoprire lati inusuali del mio vivere.
    È insomma un compagno di viaggio capace di aprirmi a ogni stupore.
    Coesistono, pertanto, in me due dimensioni. Entrambe essenziali. Identificantesi nei versi, ed esplicative delle visioni di cui mi nutro.
    Senza la Poesia io sono niente.
    E solo la Poesia può testimoniare il processo di trasformazione del consueto caos in un gioco governato da regole, in cui tuttavia scivolo consenziente, scegliendo la Meraviglia di Alice⋆ e incoronandomi regina per la piena consapevolezza di avere, io proprio io, costruito il mio Paese delle Meraviglie. E ciò su ordine del Drago-Ispirazione che tutto regge.
    Si attua, pertanto, un dialogo tra le due creature speciali in grado di convertire la scrittura in stupore magnifico. La prima (il Drago), mitica memoria di sangue e spirito, rappresenta la necessità della Poesia, scava negli abissi e non permette distrazioni. La seconda (il Magiconiglio) è l’eterno presente di colui che deride i confini, l’entità ludica che traveste la serietà dell’abisso in un “libero tratturo frastagliato”.
    Profondità e splendore allora si completano per dare voce alla Poesia e tradurre la forza grave del Drago in “gelatina”, in “rahat lokum”, in “tulle”.
    In Leggerezza.
    In Grazia.
    E ciò quando, per una sorta di annegamento volontario, sento l’acuto pungiglione della Vespa e la dolcezza inebriante del sidro.
    Connubio che è mirabile incanto.
 
⋆Mi riferisco al romanzo di Lewis Caroll: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.

venerdì 26 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vespa nel sidro.

 

P_Irene Navarra, La vespa nel sidro, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.


P_Irene Navarra, Parole in formazione, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


La spiegazione nel prossimo post.
Ci sto lavorando.

mercoledì 24 dicembre 2025

Prosa e Poesia / Haibun: Viaggio intimo (Nel Vuoto).

 

P_Irene Navarra, Nel Vuoto, AIArt e GraphicArt, 23 Dicembre 2025.



    Il Vuoto attorno.
    Voglio essere immersa nel Vuoto.
    E che resti tale.
    Almeno per un po'.

    Arriveranno nuovi sentimenti e musica profumi che rinfrescano la mente. Lo so. Ci saranno sorrisi.
    Adesso però devo essere un punto, un graffio infinitesimo nel cosmo senza astri.
    Galleggiare priva di nostalgia.
    Sono talmente colma di pena che solo l'assenza totale di emozioni mi può salvare.
    Così potrei riprendere fiato.
    Nessun ricordo che insidi la mia necessaria apatia.

    Gli angoli delle labbra pesano.
    Fisicamente.
    Si piegano all'ingiù.
    Come una statua viva sento, ma non reagisco.
    Il cuore pulsa.
    Di paura.
    Non è il battito normale. Tutto in me è alterato.
    E mentre guardo in questa Notte d'ardesia, che desidero cieca e piatta, immagino Luna, diafana immortale, che nel mio Universo non c'è. Mi manca quest'amica silenziosa che ha accompagnato tutta la mia vita precedente.
    La privazione ha ritmato il mio ultimo anno.
Di privazione devo nutrirmi per uccidere la paura, sradicando ogni altro sentimento.

     Ora chiudo gli occhi e mi disancoro dalle cose usate. Lascio quanto ho amato finora.
    Mi annullo.
    Per smettere di patire.

    La mente è una lavagna intonsa.
    Io non subisco più attrazioni di sorta.
    Tuttavia vibro in ogni mia cellula.
    Quella naturale frequenza alla base della vita ha un suono sottile che si amplifica e diventa un'eco progressiva a segnare la via.
    Per ricominciare.
    Nel Vuoto si può.
    E là meditare.
    Sì. Si può meditare galleggiando nel Vuoto.
    Scartata la pur minima scoria di pensiero, 
abituandomi alla conseguente leggerezza, avrò la vita che sognavo?
    Di persuasione in persuasione muoverò qualche passo e accennerò a fragili sorrisi,
finché rivedrò Luna e le stelle.
     Poi, fuori dalla Notte anche la Luce sarà di nuovo mia.

Serenamente
adesso non riesco.
Vivo precaria.