Pur in chiara coscienza, talvolta mi posso illudere che ci sia una miracolosa via di scampo alla durezza del vivere. Tuttavia la lusinga dura poco. Come il mostrarsi del giallo dei limoni di Montale da un malchiuso portone.
Nel mio caso, però, all'abbagliante e metaforica vista di quel colore solare il gelo che provo non si sfa né mi scrosciano in petto sensazioni di luce. Il mio grigio si tiene in vigile allerta. È una solerte creatura, figlia del disagio e ben pronta a riprendere forza per dominarmi.
"Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo / nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra / soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase. / La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta // il tedio dell'inverno sulle case, / la luce si fa avara - amara l'anima."
Eugenio Montale, I limoni, vv, 37 - 42, in Ossi di seppia.
P_Irene Navarra, Il mondo ai nostripiedi, AIArt e GraphicArt, 5 Marzo 2026.
P_Irene Navarra, Allo specchio, AIArt e GraphicArt,, 4 Marzo 2026.
Fuori di me la proiezione
di com'ero imperturbabile, l'immagine della coscienza che consiste per lo straniamento del Lontano, la mia coscienza-faro baluginante nella notte sempre senza stelle, la mia coscienza intermittente sull'Essere-NonEssere che brilla di profetiche parole:
"Sono il tuo Scomodo Breviario
per la castrazione dal pensiero:
di chi ti guarda,
di chi pare ascoltarti,
di chi mostra d'amarti.
Ti cancellerò."
La lingua scatta a cogliermi nell'iride. Nebbia assoluta poi. Vapore di putrida risaia. Nocche e ginocchia già piagate coltivo solo erbacce staccandomi le sanguisughe dai polpacci.
Un tempo pensavo che se fosse crollato il cielo, noi saremmo caduti insieme. Ma come faccio ora che sei caduto tu, mentre io sono ancora qui, su questa terra desolata, a rantolarmi l'ora? Chi tracciava la rotta eri tu, chi indicava la meta eri sempre tu, pronto a sturare una bottiglia di buon vino alla fine di un'avventura. La prima traversata con la barca da Grado a Cherso così era finita. Sotto il costone di Lubenice. In un mare turchese e cristallino da Paradiso perduto. Un mare dalla voce buona. Screziato dal sole del meriggio. Splendente. Come splendevamo noi.
Per gioia immensa.
P_Irene Navarra, Lubenice, AIArt olio e GraphicArt, 6 Febbraio 2026.
P_Irene Navarra, Un attimo di eternità, AIArt e GraphicArt, 20 Dicembre 2025
C'è un gancio di ricordo
che ci lega a circostanze arcane
mentre fissiamo una superstite formica
sul divano o se troviamo
un corpo isterilito di lucertola
imprigionato nella finestrella doppia
sigillata per l'inverno.
In quei momenti il grembo è l'ancora
sicura della stasi momentanea
candente come il lampo sul cipresso,
uguale al fluido primigenio
della vita-pioggia marzolina.
Là freme l'Inizio.
(Ci appoggi le tue mani e stai
con un sospiro sacro
quanto il pulsare delle vene.)
La spiegazione
Mi muovo tra il microscopico quotidiano e l’universale metafisico. Creo una tensione palpabile tra ciò che è immobile (la lucertola, la finestra sigillata) e ciò che freme di vita ancestrale (il grembo, il lampo). Il "gancio di ricordo" suggerisce qualcosa di acuminato, che afferra e non lascia andare. La finestrella doppia sigillata rappresenta il confine tra l'interno con il suo calore e l'esterno invernale con i fenomeni naturali. La lucertola "isterilita" diventa un memento mori che, però, paradossalmente, innesca la riflessione sulla vita. La "superstite formica" è fragile, la forza del "lampo sul cipresso": cosmica; il corpo della lucertola: isterilito (la morte è secca), la pioggia marzolina: fluida (la vita è umida). Volutamente uso termini dal peso specifico alto. L'obiettivo si manifesta quando riesco a descrivere il momento sospeso in cui il tempo sembra fermarsi attorno a me, ma dentro, nel "grembo", tutto vive di pulsioni che spostano l'attenzione sull'aspetto fisico e materno/generativo. Il "grembo", quindi, non è solo un organo, ma un’ancora spirituale. Il "sospiro sacro" eleva l'atto dell'osservazione a una forma di preghiera laica.
Il paragone finale, poi, tra il "sospiro" e il "pulsare delle vene" chiude il cerchio: il mistero dell'universo non è fuori, ma scorre in noi.
che mi tiene ancorata, evidentemente, a qualcosa di profondo.
Forse lo so.
L'amica Luna mi aspetta imperturbabile.
Sorride.
Grande astro, fulgente di Luce perlata.
Intima Luce perlata.
Solo qualche macchia lieve la ombreggia.
E anche se del vapore la sfarina ai bordi,
Lei non cede.
Resiste impavida.
Per me, lo so.
Ogni passeggiata al suo chiarore
segna i confini di una semplice Stoà
in cui Lei è la maestra e io ascolto.
Capisco che mi chiama,
con i raggi candidi
riverberanti sul cammino.
Così raccolgo la mia anima
e mi rivolgo a Lei
che si compiace.
P_Irene Navarra, Luna e Irene, AIArt e GraphicArt, 4 Ottobre 2025.
Stoà (o stóa) è un termine greco antico che significa "portico" e si riferisce a un tipo di edificio architettonico che era una lunga struttura coperta e colonnata, spesso situata nelle piazze cittadine. Il termine viene anche usato, in senso figurato, per indicare la scuola filosofica dello stoicismo, fondata da Zenone di Cipro (Cizio: 361 o 336-5 a.C. / Atene: 263 a.C.) sotto i portici di Atene, poiché questi luoghi erano centri di dialogo e confronto.
P_Irene Navarra, Ilprofumodeiricordi, AIArt e GraphicArt, 10 Luglio 2025.
Foglie di menta fresca nella Stanza. Anche negli angoli più bui. Dalle finestre spalancate entra Aurora. Tutto si vela di fulgido vibrare mentre un profumo di erbe rugiadose allenta l'anima che si abbandona. Sono terreno fertile per buoni semi. Tocco la menta e sento il mare che gli canta dentro con il salso di schiume generose. - perle leggere sul rosso della terra -. Cherso la bella me la diede. Sapeva che ne avrei fatto ghirlande per accogliere la Morte. Lei, la menta, era il dono del Ritorno. La Resurrezione.