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mercoledì 16 settembre 2020

Poesia / L'opera incompiuta: Nel verde.


Siamo al Terzo Tempo de L'opera incompiuta. Nel verde. Qui tento la trasformazione panica. Divento foglia. Ma non una foglia qualsiasi. Sono la foglia, ovvero un essere immaginario diverso dal me precedente. Mi faccio Altro. Tuttavia solo nella mente. La chiave del cambiamento è data da un assioma ora come ora inconfutabile:

IMMAGINO QUINDI SONO.

Così sia.

Irene Navarra, Metamorfizzando, Fotografia e Grafica, 2020.


Nel verde
(solo qualche inusitata volta)
riconosco l’assetto delle cose.

Anche di me
che sono un ibrido
di indipendenze brusche
dal conformismo unanime
e ammiccamenti occasionali.
Inconsapevoli dapprima.
Poi rei di adattamenti eccentrici.
Anomali in materia e forma. Impersonali.

(Ora m’inerpico sui bordi di una foglia. 
Con polpastrelli di smeraldo attingo
l’umore naturale come fosse vino.
Drenando sangue e linfa
so la bellezza duratura
delle vene della Terra.)

 

lunedì 14 settembre 2020

Poesia / L'opera incompiuta: E adesso che si forma/sforma.


Secondo Tempo.

E adesso che si forma/sforma
sopra il palmo una materia rara,
un fibrillante tossico d’arsenico,
come frenare la trasformazione
sapendo il mio destino da esiliata
senza riferimenti e tradizioni?

(Lasciarsi andare nel mutato aspetto.
Sperando un decantarsi favoloso
da miracolo immediato.)


Irene Navarra, Screenshot da Dentro / L'anima avvolta - video, 17 novembre 2016.


La lirica E adesso che si forma/sforma costituisce il secondo momento della raccolta L'opera incompiuta. Strettamente collegata a Il nocciolo della questione, ne è lo svolgimento naturale. E lo dichiaro, affermando decisa: Sono qui, non lo voglio ma sono qui, diversa perché privata di gran parte della mia energia vitale, sono qui orfana, ferita, sminuita. Sono qui in trasformazione da perdita. Sono qui perdio! E se anche tento di adeguarmi alla nuova condizione, se anche mi plasmo e riplasmo, rimango incompiuta per necessità ineluttabile. Quindi imperfetta.
La sostanza che si enuclea da questo sciupio di vigore è un fibrillante tossico d'arsenico.
Veleno puro che mi tiene con la sua minaccia al di qua di ogni salvezza?
Sì, forse. Ma non mi resta altro che nutrirmi di questo impensabile cibo mentre il presente va in scena con il suo estremo paradosso: gli esseri incompiuti hanno futuro, i compiuti, no.
Scelgo, dunque, la dimensione del sogno in cui tutto può avvenire ed essere limpidamente  come "infinita ombra del Vero" (cit. da Giovanni Pascoli, Poemi convivialiAlexandros, v. 20).
Seguendo la legge dei visionari, posso esistere.