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giovedì 1 giugno 2017

Poesia / Vetro (12). Con Giacomo Leopardi.


Siamo agli ultimi versi della silloge Vetro del mio Dettagli (Edizioni della Laguna). La maledizione del vedere tutto, sentire tutto, comprendere tutto è ormai insopportabile. Non esistono vie di salvezza al vivere feroce dei nostri tempi. I Rimedi sono solo escamotage effimeri.
L'universo parallelo costruito di metamorfosi progressive va perdendo ogni Vaghissimo sentore della Luce (in Vetro 7). Ogni possibile sopravvivenza in stati alieni cade miseramente.

Irene Navarra, De profundis, Disegno grafico, 2017.

Ho creduto di vedere Santuari svettanti dall'Oceano.
Sì, l'ho creduto.

Irene Navarra, Dal fondo dell'Oceano / Santuari, Disegno grafico, 2017.

12

Un passo di esercito incalzante
invade qualche volta
la pace solenne dell'Oceano.

(Luci abbaglianti infinitesime immediate.
Luci infinite come spilli perforanti
al punto da lasciare il Vuoto
nel cristallino della Fluidità.
S'infrangono di colpo
tutti i veli.
Si staccano gli specchi
dalle vette a picco.
Specchi spezzati nel grigio-blu
del vasto corpo irrigidito.
Il mare è squalo livido. 
Per settemila anni d'incantesimo.)


Allora, quando l'illusione manca e il Vero accampa i suoi vessilli, non mi resta altro che salmodiare sottovoce la sofferta resa di Giacomo Leopardi alla logica della mente. In A se stesso il conflitto cuore-ragione ha un epilogo fatale: chi sa guardare con trasparenza attorno a se intuisce spento persino il desiderio dei "cari inganni". Il male è nell'ordine della Natura. E non vi può essere alcun riparo ultra terram nell'amore per Dio.
Con lucido disincanto so oramai che le uniche certezze al nostro vivere fragile sono la morte e l'infinita vanità del tutto.

Or poserai per sempre,
stanco mio cor. Perì l’inganno estremo,
ch’eterno io mi credei. Perì. Ben sento,
in noi di cari inganni,

non che la speme, il desiderio è spento.
Posa per sempre. Assai
palpitasti. Non val cosa nessuna
i moti tuoi, né di sospiri è degna
la terra. Amaro e noia
la vita, altro mai nulla; e fango è il mondo.
T’acqueta omai. Dispera
l’ultima volta. Al gener nostro il fato
non donò che il morire. Omai disprezza
te, la natura, il brutto
poter che, ascoso, a comun danno impera,
e l’infinita vanità del tutto.



Giacomo Leopardi, A se stesso, in  Canti - Donati / XXVIII, 1917. Fonte: Wikipedia.

sabato 25 marzo 2017

Poesia / La terra, la visione - Sul limitare di mondi paralleli.


In un Non-Luogo dove tutto è possibile.
Irene Navarra, Druido / Sul limitare di mondi paralleli, Disegno grafico, 2014.
                                                                                              
                   Sul limitare di mondi paralleli
                   l’Albero-custode sosta assorto
                   nel gorgo delle sue visioni.
                   Occhiaie immense dilatano
                   la percezione di un Altrove
                   diffuso dietro il varco.
                   Sembra che il firmamento
                   sia ruzzolato nel suo petto.
                   Travolti sole e stelle, la bora
                   stride nella pancia asciutta
                   con sporte di germogli -
                   capsule-sonagliere -
                   il crepitare dei silenzi
                   su drupe d’agrifoglio
                   radenti melodie. -
                   Per rimanere là.
                                 Dove la mente
                                 alligna coi suoi semi
                   e l'anima nidifica di rovi,
                   brucia per sorbi fulvi.
                                 (Memoria millenaria trabocca dalle fibre
                                 la smania di una terra che rinasca vergine.
                                 Solo di notte. Se il Drùido danza nudo
                                 nella manna pastosa del plenilunio.)

Qui per saperne di più sul mio libro di versi La terra, la visione (Edizioni della Laguna).

venerdì 3 febbraio 2017

Poesia e Arte / La terra, la visione - I vasti filari della mia campagna.


Da "La terra, la visione" di Irene Navarra, EdL, 2009.
Roberto Faganel, Filari, Acquerello, 1992.

I vasti filari della mia campagna

I vasti filari della mia campagna
si smagliano in distese di trifoglio
canoro per registri di cicale
e trotto lucido di smalti.

Oltre le vigne case bianche e grigie.
Hanno persiane stupefatte. Ciglia
curiose sulla soglia di un finito
a grappoli vetrosi
con la luce dentro
il caldo dentro
del mosto che si culla
in acini di sole.


Obsežne vrste trt moje dežele

Obsežne vrste trt moje dežele
se razprostirajo v širjave pojoče
detelje skoz škržadje napeve
in bleščečo ježo posteklin.

Onstran vinogradov rumene in sive hiše.
Imajo osuple naoknice. Radovedne
trepalnice na pragu nekakšne končnosti
iz steklenih grozdov
s svetlobo znotraj
s toploto znotraj
mošta, ki se ziblje
v sončnih jagodah.

Traduzione di Jolka Milič.
Da: Irene Navarra / Roberto Faganel, La terra, la visione (Gorizia e dintorni tra realtà e sogno), EdL, 2009.


giovedì 24 novembre 2016

Poesia / Dettagli (Come la Pietra dell'Achmàtova).


Esistere al di qua della vita.
Irene Navarra, L'anima imprigionata, Disegno grafico, 2016.

L'alternativa a ogni adattamento
è farsi consenzienti Pietra.

La Pietra dell'Achmatova
che uccise la memoria
rese granito l'anima
prese la fiamma dell'estate
come non fosse sua.

Da Dettagli, Edizioni della Laguna, 2005.




Se vuoi saperne di più su Dettagli, segui il link.

lunedì 12 gennaio 2015

Poesia / Dettagli (Sono una scrutatrice rifinita).


Guardare l'orizzonte come stato esistenziale.
Irene Navarra, Nuvole e vento, Olio su tela, 2014.

Sono una Scrutatrice rifinita.
Guardo insistentemente verso il cielo.
Il gonfiarsi di una nube la mattina,
il suo cambiare di colore, il vento.
Guardo anche il vento che segna
di uno sbaffo diluito l'orizzonte,
diffonde il carminio dei tramonti,
porta profumi da porte inaccessibili.

Sono una Scrutatrice rifinita di particolari
perché li credo rapportabili a una regola.
Incuneata con i sensi dentro l'aria
Io so certezze prevedibili
per dati inconfutabili.
... ... ...
"Avremo quindi una giornata di sereno."

Presa nel fuoco estremo dei miei calcoli
faccio arcobaleno
della tempesta che non dà riposo.

(Da Dettagli, EdL, 2005)