Mentre guardo
il cielo diventare nero
in un inizio di tempesta fredda,
ricordo le candele sulla tavola d'Estate.
Là non trovano più luce.
Un tempo era bello riposare nel giardino
al lume della loro danza
per la Sera che arrivava lenta.
Cenni di volti, sfarfallio di mani.
Nessuna voce.
Era reato - allora - uccidere il silenzio.
Nel cielo il sorriso delle stelle,
le lucciole giocose a trapuntare
la seta blu cobalto attorno,
il codice segreto delle querce
che coglievamo da un sospiro lento:
tutto splendeva di complici ragioni.
Incuneato nell'anima del mondo
il nostro essere fragile,
interrotto in un mattino di Primavera.
Adesso che l'Inverno cristallizza ogni ricordo,
riallaccio stringhe di legami
e ne recupero la Luce.
Così - per qualche attimo -
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domenica 1 febbraio 2026
Poesia / Cronaca: Sovrimpressioni temporali.
A U.V.
Ora che non ci sei i piani temporali si confondono.
Perdono l'assetto solito.
Nel loro intervallo minimale
io sto bene.
pulso di vita vera.
mercoledì 8 gennaio 2025
La Grande Poesia / Eugenio Montale: Ho sceso, dandoti il braccio.
La trovo talmente intensa e semplice e profonda,
questa lirica di Eugenio Montale,
talmente vera e tenera,
che non posso fare a meno di condividerla.
Per leggerla e rileggerla e rileggerla
con una tristezza dolce-amara nel cuore.
Una melanconia sottile che ci unisce tutti.
La chiave sentimentale del contatto
è formula salvifica dalla solitudine esistenziale.
![]() |
| P_Irene Navarra, Sostegno; AIArt e GraPhicArt, 7 Gennaio 2025 |
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scalee ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.Il mio dura tuttora, né più mi occorronole coincidenze, le prenotazioni, le trappole,gli scorni di chi crede che la realtàsia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccionon già perché con quattr'occhi forse si vede di più.Con te le ho scese perché sapevo che di noi duele sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,erano le tue.
Eugenio Montale, Ho sceso, dandoti il braccio, Xenia (1967), Satura (1971).
Sopra il tuo braccio
come un tatuaggio impresso ~~
le dita mie.
venerdì 25 agosto 2023
Poesia / Avevo (da "Omnia Carmina", 1988 - 2023).
Questa lirica risale a parecchi anni fa.
L'avevo dedicata a mia figlia.
L'avevo dedicata a mia figlia.
E gliela dedico anche adesso, sempre con lo stesso Amore.
Nel ricordo fulgido della sua infanzia.
Lei per me è stata Gioia, Vita.
Lei per me è stata Gioia, Vita.
Molte volte Salvezza.
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| Irene Navarra, Ritratto di bimba, AI Pastelli su carta ruvida, 25 Agosto 2023. |
Avevo una bimba
dalla veste chiara.
Negli occhi le cantavano
magie
e sapeva creare con la carta
artifici di rane salterine.
Anche ora ho dei compagni.
Passeggeri imbarcati
sulla stessa nave
ma non sono lei.
Ci sono nuovi viaggi
ma non hanno il sapore mattutino
di una prugna fragrante di rugiada.
lunedì 19 giugno 2023
Poesia / Perché parlare (da "Omnia Carmina").
Anche questa lirica risale a parecchi anni fa.
Parla d'amore.
Lo considero un testo piuttosto strano
poichè raramente mi sono avventurata
nel territorio intimo di tale sentimento.
Il ritrovarla mi fa rammentare
quale valore io gli dessi
e con quanta forza volessi esprimerlo.
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| Irene Navarra, Chi chiamo amore, AI e Grafica, 19 Giugno 2023. |
Perché parlare se son di specchio le parole,
perché accordare violini e arpe
se il mio compagno sente solo suoni,
echi arroganti del vibrare delle stelle?
Chi chiamo amore
ha occhi e anima di sasso.
In uno sguardo che confonde l’attimo,
nell’urto del pensiero
che perfora la mente come scheggia
esiste la divina consistenza.
Allora,
solo allora
solo allora
avvertirò veli di passi
entrare piano in me col suo respiro.
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