lunedì 10 agosto 2020

Poesia e Musica / La guerra gentile - Onda 1: Assetto di guerra (Ascoltando le "Leggende" di Antonín Leopold Dvořák).


Breve racconto lirico della lotta tra il Bene e il Male
come Nota a Margine delle Leggende op. 59, B. 117, di Antonín Leopold Dvořák.


Irene Navarra, Apocalissi 1, Disegno grafico, 8 agosto 2020.


La prima volta che, su suggerimento dell'amica pianista Michela Cuschie, ho ascoltato le Leggende di Dvořák, mi sono sentita invadere da uno sconfinato senso di gratitudine per il musicista e per chi mi aveva portata a conoscerle. Poi, mentre mi compiacevo con una sorta di sensualità innocente di quell'esperienza, mi si formavano nella mente strutture mutevoli conteste di chiarore e tenebra e risaltanti sul sfondi quasi apocalittici. Non erano personaggi veri e propri quelli che lottavano nel mio mondo temporaneo fatto di suoni, sfumature, bagliori accesi e subito spenti. Erano aspetti di quel vasto affresco primordiale che noi supponiamo alla base della civile consistenza. Era il mito d'origine. La lotta tra il Bene e il Male in cui il mio Bene aveva un fluire armonico, il Male invece si reggeva sull'orrido e sul deforme: caratteri, questi, che intuivo inevitabili per chi non aveva mai conosciuto una carezza. Il fulcro, quindi, delle mie fantasie era una guerra. Mi imperversava dentro in colori a contrasto e sembianze ora dense, ora tenui e - lo sentivo con chiarezza - doveva riuscire gentile. L'Armonia avrebbe vinto qualsiasi rabbia. Sbaragliando con cauta determinazione ogni spunto d’odio.
Iniziai quindi il mio personale percorso lirico con Assetto di guerra, la cui sostanza di canto si correlava alla Prima invenzione dell’opera. Ne seguirono altre quattro, cesellate attorno ai Movimenti che suscitavano in me un'eco vasta e duratura. Le chiamai Onde. Perché questa era la movenza di fondo dei vari testi. Sinusoidi spumose e trasparenti che si dilatavano, avanzando e ritirandosi in vortici di tempesta siderale, fino alla calma assoluta dell'universo finalmente rasserenato. Lo sconfinato Mare dell'Essere era, allora, la quinta scenica adatta e imprescindibile.
Se così doveva accadere, dunque, così sarebbe accaduto.
Con buona pace del mio pensiero razionale.
Amen.
N.B.: le Leggende op. 59, B. 117, originariamente scritte per duetto di pianoforte e poi riviste per un'orchestra ridotta, sono dieci invenzioni poetiche in cui l'autore, ispirato dal fermento dello spirito nazionale boemo, esprime con fervida immaginazione la sua calda interiorità. La loro composizione risale all'inizio del 1881. Qui di seguito vi propongo la versione integrale orchestrata, per esecuzione della Scottish Chamber Orchestra e con la direzione di José Serebrier. Buon ascolto. Su You Tube potrete trovare anche delle valide interpretazioni per pianoforte a quattro mani (Antonin Dvořák -Legends op.59 Ani & Nia Sulkhanishvili).





Un rilievo iconico: le immagini che accompagnano i testi hanno necessariamente consistenza cosmica e sono mie pure creazioni dettate dalla musica.



Irene Navarra, Apocalissi 2 / Assetto di guerra, Disegno grafico, 8 agosto 2020.


Onda 1Assetto di guerra.

 
Di spuma il corpo e il cuore 
affronto una battaglia strana.
Combatto un Essere deforme
ornata di un fervore etereo
che dona solo cenni di carezze.
Il vento mi darà una voce cristallina 
per penetrare in ogni poro
della sua sostanza.
Così l’annienterò.
Vibrando confidente.

E divenuta cerchio d’onda,
lo abbaglierò di pura leggiadria.

giovedì 6 agosto 2020

Poesia / Percezioni: La mia è una natura floreale. Persino arborea.

Sondare la tua essenza per capire chi sei, può diventare un dramma, se non rinunci a vederti nella nudità più disarmante e aliena. La meditazione in ciò aiuta, soprattutto quando sperimenti la tipologia regressiva in cui è maestro il grande psichiatra Brian Weiss. Riappropriarsi del vissuto inconscio per capire meglio il conscio, porta una letizia tale che ti senti in grado di far ballare un tango sfrenato alle tue gambe inadatte a qualsiasi esercizio fisico che non sia il puro passeggio lento. Provare per credere. Un suggerimento, questo, palesemente trito e ritrito. E anche di infecondo carattere esortativo. Banale in verità, ma necessario perché la ricerca sulle vite trascorse risulta troppo efficace come metodo di riconoscimento. Un tanto non per rivelare che ho scoperto di essere stata una macchia giallo-rosa spalmata tra l'erba a mo' di improbabile fiore, o un albero piuttosto scomposto, oppure un modesto rivo dalle acque malva-oro. Non ho questa presunzione. Tuttavia, dopo prove e controprove, mi sento di affermare che, forse, è proprio così. Sono stata un fiore, un albero, un rivo.

Irene Navarra, Idee native, Disegno grafico, 5 agosto 2020.

Mi muovo in una scena strana
formata da elementi vegetali non perfetti.
Solo abbozzati in geometrie puerili.
Schizzi essenziali, idee native
con dentro l’anima di alberi e di fiori.
Ho i loro semi radicati nelle mani.
Dai pori della pelle rampollano
pulsioni fresche. Aculei di sensazioni.
Pistilli intrisi di sentori intensi. Oscuri.
Mi dicono che sono floreale.
Persino arborea.
Credo di sì.
E mi confonde un po’
questa natura vaga in redenzione dal mio corpo,
intendere la resina di sangue e linfa verde
in turbinio perenne nelle vene.
Però mi alletta il primordiale gancio
che mi trascina indietro 
a riscoprire inizi senza uso di parola.

martedì 4 agosto 2020

Poesia / Frammento 19 (Un elfo, un ponte Liberty).


In una conchiglia di pensiero si muove la figurina che è fulcro di questa foto di Silvia Valenti. Il piccolo elfo assorto dalle vesti arancio sembra camminare in un mondo tutto suo verso una meta sicura. Ha percorso la campata curva del ponte e sta per immettersi nel verde da cui emerge la sobria struttura Liberty. Tra un attimo, come per prodigio, oltrepassato il prato luminoso che gli si apre davanti, varcato l'ultimo orizzonte di una serra a brevi arcate, sparirà tra foglie e fiori. Lasciando di sé una porporina labile fatta di sogni in cui si muovono draghi e principesse. Questo lo so per certo perché Lui è Riccardo, il mio amato nipote dalla fantasia tanto vasta da sconfinare in mondi dove il Bene e il Male non confliggono: sono aspetti equivalenti di una stessa illusione. Cristallo che talvolta s’incupisce per ritornare poi a risplendere, appena lo sfiora un raggio di Sole.

Silvia Valenti, Walking around, FotoInstagram, 3 agosto 2013.

Come bloccare un elfo dalle vesti arancio che avanza totalmente immerso nella sua particolare dimensione?
Come fermarlo in un attimo che sappia anche di umano sentire?
Quali lacci imperscrutabili usare?
Un Frammento poetico (o Haiku occidentale) ha questo potere.
Fissa il tempo in un presente eterno.
Così.
Con semplicità.

A passi lievi
oltre il ponte ricurvo - 
Riccardo sogna.

domenica 2 agosto 2020

Poesia / Percezioni: La lingua dei girasoli.


Mi è capitato davvero. Questa mattina ho sentito cantare i girasoli mentre si cullavano al soffiare del vento e seguivano il corso del Sole. Capita talvolta. In certi specialissimi momenti si può scivolare tra le maglie del tessuto connettivo naturale che si apre corrivo e ci chiama. Se non frapponiamo limiti razionali fatti di un prima e di un dopo, se non mettiamo di mezzo la maledetta voglia di capire uccidendo l'intuizione, allora sarà inevitabile diventare infinitamente piccoli ma anche straordinariamente grandi. In un'onda ritmica che ci porta tra le sfere e rivela l'inconosciuto, l'inaudito, l'invisto mai, stabili pur volando, e calmi e placidi al punto da esclamare: "O mio infinito e buon Signore!", siamo tutt'uno con l'universo. Il Sacro è in noi e attorno a noi. Basta allentare la tensione di quell'elastico caricato per il male che ci regge come insulse marionette, scrollandoci di dosso i fili conduttori di un cieco esistere, e scopriremo il vasto riverbero dell'Assoluto. Abbandonarsi, quindi, al profondo eusentimento che dilaga in questo nostro esserci, intercettarne l'energia tastandola con i polpastrelli (la coglierete, ve l'assicuro!), annichilire i pensieri interrogandoli sul luogo da cui provengono (un escamotage per evidenziarne la pochezza e far loro denunciare il Nulla d'origine), vedersi fisicamente come strumenti celesti per una nuova raccolta-dati. Ci si apriranno orizzonti inusuali e salutari. È così che sono guarita. Nel corpo fisico e in quello eterico.

Irene Navarra, Girasoli in dialogo, Fotografia e Grafica.
Capriva del Friuli, 2 agosto 2020.

Questa mattina,
al soffio fervido del vento,
schiere di girasoli estatici
si piegano con tenero lamento.
Poi, d’improvviso, in una quiete
sovrumana iniziano a danzare
seguendo un loro modulato crescere
di suoni fragili. Sereni.
Negli occhi infibulati dentro il Sole
una leggera luce d’ambra chiara. 

Mi volgo anch’io
mentre s’inerpica il fulgore
lungo le curve delle colline.
Premo sui fili d’erba come se fossero
i tasti vegetali di uno strumento sacro.
Musica infinita si fa dalle mie mani ormai sapienti.
È una preghiera.

Condiscendente vestale improvvisata
avanzo oltre una soglia incisa di segnali.
Calco col piede incerto le venature di una foglia.
Sono una foglia.
E i girasoli.
E il canto.

venerdì 31 luglio 2020

Poesia / La strada di malva: Tanti bagliori fulgidi (Una storia astrale).


Questa che sto vivendo è una realtà fatta della stessa sostanza dei sogni. Lungo la mia personale "strada di malva", ogni fantasia è lecita, ogni trasformazione benvenuta. Il cammino si compie dal buio alla luce e il transito può essere fulmineo. Un attimo prima sei di carne e sangue, un attimo dopo ti libri senza peso sopra le modeste fattezze del mondo. Quando ciò avviene - per una collusione cosmica unica o perché la tua anima preme per nutrirsi del suo cibo naturale - la gioia ti colma di levità. Così puoi avvitarti in giravolte epiche da granello stellare entrando in dimensioni parallele che altrimenti non ti sarebbe dato conoscere. Allora, mentre ti capita, sorridi, ringrazia e godi profondamente della pace ritrovata. Che, peraltro, non ha dominio duraturo tra le zolle della Terra, ma è tua. Per diritto di nascita. E di morte.

Irene Navarra, Piccola anima in volo, Disegno grafico, 29 luglio 2020.

Tanti bagliori fulgidi
attorno al cuore in pausa
sfibrato da un silenzio
privo di colori.
Forse fate minuscole.
Feci per coglierle - le mani
a coppa dentro la risata luminosa.
Burlandomi si svincolavano
con echi gorgoglianti di sorrisi.

Argento giovinetto che ti nasce accanto
e si sottrae
se cerchi di rubarlo.

Non era un sogno -
lo sapevo chiaramente.
Era una sospensione temporale
in uno spazio d’aria rarefatta
che svagava ogni pensiero.
Sentivo nodi, grumi, contratture,
parole di granito nero sfaldarsi in me
sgravata d’ogni affanno. 
Le vertebre schioccavano inarcandosi
mentre mi sollevavo oltre le nubi
e mi cullavo per un po'
come una foglia nel suo vento
prima di riapprodare lieve sulla Terra. 
Sfioravo i cedri e le magnolie
di un mondo finalmente ritemprato
lasciando fiocchi effimeri tra i rami.
Poi sulla pelle resa astrale da quel volo
un trepido vibrare fatuo
che s’innervava in ogni mio respiro
per trionfare vivido. Gaudente.

E l’anima estenuata si allietò
di tutto quel fiorire prodigioso
scoprendo bianco il seme della vita.
 

giovedì 16 luglio 2020

Poesia / Percezioni: La strada di malva (Presagio).


Procedendo lungo una strada di malva ti può succedere di tutto. Persino di imbatterti in una magnifica colomba candida che si fa messaggera di segreti altrimenti irraggiungibili. Ti guarda e ti comunica pensieri che senti nella mente come se fossero tuoi. Incredibilmente veri. Così li percepisci. E decidi di fidarti.

Irene Navarra, Una colomba candida / Presagio, Fotografia e grafica, 2017

E poi lungo il cammino viola
apparve una colomba candida
a raccontare storie, fissando
gli occhi tondi dentro i miei.

Disse nel suo linguaggio
di singhiozzi e repentini scatti
che, sì, potevo continuare,
seguire complici presagi
anche se d’oro spento.

Lei era lì per me.

A patto che sentissi ancora
un po’ di la luce, e ci credessi,
e assicurassi - le dita in croce sopra
il cuore – di liberare la speranza.

Così giurai.
E mi sentii leggera.

(Da: Irene Navarra, Percezioni, 16 luglio 2020.)

martedì 14 luglio 2020

Poesia / Percezioni: La strada di malva.


Irene Navarra, La strada di malva, Acquerello e Grafica, 14 luglio 2020.

Dovremmo amare la vastità del cielo, inazzurrarci nella sua anima immortale. E invece ci deturpiamo in distruttive lotte e deturpiamo il mondo di veleni senza antidoti possibili.
In bilico tra terra e cielo seguo una strada di malva e mi adorno di mistici residui: resti di un tempo buono e creature amabili. Se libero ricordi antichi, avrò la mia personale mappa di salvezza in una geografia di primigenie ali angeliche.
Così sia.

La strada di malva come il cielo
e tracce nel colore appena percettibili.
La casa là (forse una chiesa
con croci svanenti dal camino)
s’irradia in fiamma quasi spenta.
Ma non di focolare o di candele.
Di sangue ormai rappreso.
Una’aria rugginosa ha tolto fiato al Sole.
Incombe luce fosca sulle pene
di chi procede avulso dalla vita.
È solo specchio d’ali angeliche
stremate da un oltraggio estremo.

(Raschiare il sacro da ogni cosa
è imperativo categorico
di chi ha soffocato cuore e mente
in cieche formule blasfeme.)

Esigo una natura intatta
che renda agio al volo, al sogno.
Al rosso sfavillante dell’amore puro.
Al mio respiro.

(Da: Irene Navarra, Percezioni, 14 luglio 2020.)