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domenica 28 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La torre della Muda (con Dante Alighieri).


I versi in calce a questa brevissima Introduzione sono di Dante Alighieri.
Mi risuonano nella mente e nel cuore da stamattina.
Ho riletto, pertanto, il Canto XXXIII dell'Inferno
e ritrovato il famosissimo episodio del Conte Ugolino della Gherardesca,
rinchiuso nella torre della Muda con figli e nipoti, per farli là morire di fame.

Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solea esser addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond'io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

(Dante Alighieri, Inferno, XXXIII, 43-48)


P_Irene Navarra, Nella torre della Muda, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025.



Liscio zampillo di una fonte
è l'eco come neve
di un giorno bisbigliato
e poi dimenticato tra due pause
su cui si abbatte il mare
violato nella notte
dai rami di una Luna
che ha scosso gemme argentee
e ha frantumato l'onda
con il pestello fitto dei suoi raggi,
molesti per chi vuole un po' di pace.

Dentro il mortaio resinato
s'impasta il cedro con il gelsomino.
Fluttua l'aroma nella torre della Muda.
Non basta per esorcizzare
la cipria dell'Alba
che sale con l'allodola fulgente.

(Rimodellarsi inevitabilmente.
Compiere il passo nell'assurdo della Luce.

Nessuno a farne un'adeguata cronaca.)


La spiegazione

    Mi trovo nella torre della Muda, a Pisa. Là dove si consumò l'orribile morte del Conte Ugolino della Gherardesca assieme a figli e nipoti. Sono immersa in un'esperienza sensoriale complessa. Dall'apertura a cui mi affaccio, vedo il mare, violentato dalla Luna con il "pestello fitto dei suoi raggi", molesti per chi, come me, cerca un po' di pace.
    Non provo dolore fisico.
    Sono stordita dal profumo di cedro e gelsomino, di consistenza quasi materica, che viene dall'esterno con il salire dell'Alba.
    I versi e le loro visioni sono privi di qualsiasi elemento positivo.
    Sta arrivando il giorno.
    L'intensificarsi dei suoi aromi speziati lo annuncia con forza, ma non porta conforto di Luce alcuna. Il chiarore mattutino si offre, invece, come un velo sottile, quasi impalpabile, che cerca, senza riuscirci, di esorcizzarne l'arrivo.
    Dopo il quale ripartiranno i miei giochi per rimodellarmi inevitabilmente.
    Il "passo nell'assurdo della Luce" trasforma la tragedia antica in un dramma esistenziale moderno. A ogni inizio giorno mi si impongono, in cicli rinnovati, sempre nuove maschere e nuove forme.
    Del tutto avulse da qualsiasi adeguata cronaca.
    La solitudine più feroce imprime il suo sigillo nel mio corpo.
    Che si lascia andare imbelle.
    Non c'è difesa.
    Non c'è preghiera atta a sconfiggerla.
    C'è solo un crudele autocannibalismo spirituale,
    Nel silenzio fondo di questo mio esistere adesso.

lunedì 23 dicembre 2024

Poesia / Buon Natale 2024 (con Dante Alighieri).

Celebrando la maternità di Maria, auguro Buon Natale a tutti quelli che lo pensano nel suo valore profondo. I versi di Dante Alighieri nel XXXIII canto del Paradiso ci aiutano in ciò.


P_Irene Navarra,  Natività, AiArt, 23 Dicembre 2024.


Dante Alighieri, Paradiso, Canto XXXIII, La preghiera alla Vergine, vv. 1 - 21.

«
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate."

sabato 23 settembre 2023

Poesia / Tanka 80: Nella selva (seguendo Dante Alighieri).

 

Dopo la Biografia in versi, le decisioni.
L'ultimo capitolo, La cintura rossa, mi ha indicato la via.


P_Irene Navarra, Nella selva, AIArt e GraphicArt, 23 Settembre 2023


Seguo una serpe
splendente come fiamma -
Segna un percorso
che viola la selva.
Là ucciderò le fiere.
#Tanka80

IQ48


sabato 26 marzo 2022

Poesia / Tanka 18: Additare il cielo? (Con Dante Alighieri e Renato Zero).


Il mio Eteronimo e Maestro U-May (né maschio né femmina, sia chiaro), creatura di grande saggezza, mi aveva a suo tempo suggerito il tema dell'immagine (Groviglio) qui sotto riportata, esortandomi a meditare sulle varie implicazioni del disegno che si sarebbe enucleato. Un cespuglio di biancospino di fronte a casa era stato fonte di ispirazione, e guida per la mia mano sulla tavoletta grafica. Ne nacque un intrico denso e spinoso di cui non capivo il perché, pur intuendone la portata simbolica. Nessun palese aggancio concreto, se non qualche vago indizio di approssimazione evenemenziale. I soliti conflitti in medio Oriente e in Africa, insomma.
Conflitti lontani e nebulosi. Altri mondi.
Il lavoro risale all'Autunno inoltrato del 2017. Rimasto per anni in una cartella del mio pc, solo adesso trova adeguata collocazione in giusta analogia con i fatti atroci che stanno accadendo.
La Verità si intuisce in rare, folgoranti illuminazioni. 
Ora so che è specchio preciso della vita attuale.
La guerra in Ucraina si trova là, in quel viluppo inestricabile. 
Mi ci rapporto solo metaforicamente per mia buona sorte, mentre penso ai fratelli e alle sorelle ucraine che hanno spine nelle loro carni e veleni nei polmoni e cuori lacerati.
Lacerati, ma non vinti.
Di conseguenza (forse banale, non scontata però) mi chiedo: "In tutto ciò il cielo, così profondo, bello, in pace, il cielo con i suoi dei raccoglitori di preghiere e speranze, il cielo perché non risponde?".
La mia ingenuità è dura a morire.
Dante Alighieri continua ad avvisarmi. Nel Canto XVI del suo Purgatorio (vv. 67 - 78)? Marco Lombardo spiega con concetti lucidi al Sommo Poeta l'origine del male:

Voi che vivete ogne cagion recate
pur suso al cielo, pur come se tutto
movesse seco di necessitate.69

Se così fosse, in voi fora distrutto
libero arbitrio, e non fora giustizia
per ben letizia, e per male aver lutto.72

Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti, ma, posto ch’i’ ’l dica,
lume v'è dato a bene e a malizia,

e libero voler; che, se fatica
ne le prime battaglie col ciel dura,
poi vince tutto, se ben si notrica.

Allora, che si può contro quanti il male lo scelgono, perseguono, curano come un orribile fiore di morte? Che si può fare?

Irene Navarra, Groviglio, Disegno grafico, 2017.

Rovi intricati
nessuna via di fuga
ferite, sangue –
Noi martoriati e ciechi
(oh, sì!) additiamo il cielo.
#Tanka 18

26 Marzo 2022

Mentre scrivo, ascolto Il cielo di Renato Zero.