venerdì 2 gennaio 2026

Prosa /Auguri 2026 da Billy Magnifico Setter Inglese.


Buon 2026.

P_Irene Navarra, Billy Magnifico Setter Inglese, AIArt, 2 Gennaio 2026.



Io, Billy Magnifico Setter Inglese,
voglio dirvi, con forza, che non bisogna mai perdere la Speranza.
Tutto può accadere nel giro di un secondo.
Anche le cose più incredibili.
Lei, Irene capelli di neve, è apparsa all'orizzonte di rete e cemento che incarcerava mio nonno Pippo, gli ha sorriso e l'ha portato con sé, offrendogli finalmente
quella pace che desiderava da una vita intera.
Così vorrei che accadesse a chi (animali e uomini) soffre per freddo e fame,
a chi è ferito nel corpo e nell'anima,
a chi si è visto strappare i suoi cari.
Vi auguro, quindi, un 2026 pieno di Speranze.
Che i vostri occhi vedano con chiarezza e si rivolgano alle creature dimenticate.
Un avvertimento: non penso di allentare la sorveglianzatipica di un bravo cane da caccia.
Comportatevi al meglio.
Se non lo farete, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche, visto il filo diretto
che ho con quel Dio che il nonno ha pregato per nove anni e mezzo 
affinché gli cambiasse la vita.
E che l'ha esaudito.
E visto che anch'io, vivacissimo cucciolo con l'argento vivo addosso,
rinchiuso in un box per otto mesi,
quando l'ho supplicato di liberarmi, mi ha esaudito.
E mentre avveniva la liberazione,
ho sentito una voce dolcissima che mi diceva:
Amo te con tutte le creature della Terra, del Cielo e del Mare.
E io ho risposto:
Laudato si', mi' Signore.
Così ho messo zampe nella casa
dove nonno Pippo è vissuto come un principe
e dove io ho combinato guai e disastri
senza che Lei, Irene, si arrabbiasse mai.
Adesso mi sono trasferito in un'altra città,
ho un giardino enorme e due amici stupendi,
Asia e Napo, con cui gioco tantissimo.
Sono superfelice.
Abbiate fiducia, quindi.
Il Bene arriva.
Siate bravi e state sereni.
Parola di Billy, Magnifico Setter Inglese,


P_Irene Navarra, Billy da cucciolissimo, AIArt e GraphicArt, 2 Gennaio 2026.


mercoledì 31 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Mi sei vicino.


A U.V.


P_Irene Navarra, Attraverso lo spirito, AIArt e GraphicArt, 31 Dicembre 2025.



Così questa mattina,
 seduta sul mio prato d'erba gelida,
ho fatto il Vuoto nella mente
e mentre il corpo si perdeva nell'aria rarefatta,
ho respirato a fondo
ed espirato a lungo.
Entrava argento di momenti nati insieme,
usciva il fango limaccioso del distacco
e le mie cellule fiorivano in promesse
che un riso in cielo confermava.
So che mi vedi.
Tu non m'hai lasciata.
Avrò ragione del dolore,
fluttuando nel tuo cuore grande.


martedì 30 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Ci ho provato.

 
Oggi la solitudine è feroce.
Anche se non sono sola.
Stromae con la sua canzone "L'enfer" mi tiene per mano.
E mi offre conforto.

P_Irene Navrra, Ascoltando "L'enfer" di Stromae, AIArt e GrapphicArt, 30 Dicembre 2025.



Ci ho provato:
a tenere gli occhi fissi su una cosa:
stella o ciclamino o bicicletta...
Tutto bene.
Ma se mi metto a guardare una fotografia
di chi ho amato e non c'è più,
allora mi si capovolge il mondo
e penso che l'Assenza inderogabile
sia peggio del morire.
L'inferno gioca la sua parte in questi attimi feroci
quando dilanierei con un coltello la mia carne
perché voglio soffrire nel profondo.
Pur di uccidere i ricordi:
la Luce che riverberava nei tuoi occhi
e la adolcezza della casa nella sera
mentre il giardino si nutriva d'ombra azzurra
e noi sommessi si rideva per un nulla.
Così mi avvolgo dentro i veli dei pensieri.
E perdo il mio coraggio nella solitudine d'acciaio
che mi contiene in questo scrigno inossidabile.
E poi mi dico,
sempre:
Non sono sola a sentirmi sola.
Ed è già qualcosa.
Non molto ma qualcosa.
Però non mi consola.
L'anestesia del tempo vuole un corso lungo.
Io lo recido.
E vado con la mia anima di gelo
tra i campi spogli dell'inverno.
A piedi nudi,
inciampando in zolle dure.
Come il mio cuore
che non sa più battere duale.





lunedì 29 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vera Eternità.

 

P_Irene Navarra, La vera Eternità, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025



Che importa mai la fine individuale
per te che sei comunque
e solo temporaneamente
abitatore di un angolo di terra
(minuscolo e pieno di delizie
oppure smisurato e desolato)
in cui si compie ineluttabile
il fatto naturale della morte?

Davanti al fremito istintivo
di ogni particella chiara
già programmata a perdere
lo spazio in contrazione,
a dilatare la sua essenza
che in fondo è proprio l'unica
(perennemente l'unica)
a farla da padrona,
che importa mai la fine individuale?



domenica 28 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La torre della Muda (con Dante Alighieri).


I versi in calce a questa brevissima Introduzione sono di Dante Alighieri.
Mi risuonano nella mente e nel cuore da stamattina.
Ho riletto, pertanto, il Canto XXXIII dell'Inferno
e ritrovato il famosissimo episodio del Conte Ugolino della Gherardesca,
rinchiuso nella torre della Muda con figli e nipoti, per farli là morire di fame.

Già eran desti, e l'ora s'appressava
che 'l cibo ne solea esser addotto,
e per suo sogno ciascun dubitava;

e io senti' chiavar l'uscio di sotto
a l'orribile torre; ond'io guardai
nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

(Dante Alighieri, Inferno, XXXIII, 43-48)


P_Irene Navarra, Nella torre della Muda, AIArt e GraphicArt, 28 Dicembre 2025.



Liscio zampillo di una fonte
è l'eco come neve
di un giorno bisbigliato
e poi dimenticato tra due pause
su cui si abbatte il mare
violato nella notte
dai rami di una Luna
che ha scosso gemme argentee
e ha frantumato l'onda
con il pestello fitto dei suoi raggi,
molesti per chi vuole un po' di pace.

Dentro il mortaio resinato
s'impasta il cedro con il gelsomino.
Fluttua l'aroma nella torre della Muda.
Non basta per esorcizzare
la cipria dell'Alba
che sale con l'allodola fulgente.

(Rimodellarsi inevitabilmente.
Compiere il passo nell'assurdo della Luce.

Nessuno a farne un'adeguata cronaca.)


La spiegazione

    Mi trovo nella torre della Muda, a Pisa. Là dove si consumò l'orribile morte del Conte Ugolino della Gherardesca assieme a figli e nipoti. Sono immersa in un'esperienza sensoriale complessa. Dall'apertura a cui mi affaccio, vedo il mare, violentato dalla Luna con il "pestello fitto dei suoi raggi", molesti per chi, come me, cerca un po' di pace.
    Non provo dolore fisico.
    Sono stordita dal profumo di cedro e gelsomino, di consistenza quasi materica, che viene dall'esterno con il salire dell'Alba.
    I versi e le loro visioni sono privi di qualsiasi elemento positivo.
    Sta arrivando il giorno.
    L'intensificarsi dei suoi aromi speziati lo annuncia con forza, ma non porta conforto di Luce alcuna. Il chiarore mattutino si offre, invece, come un velo sottile, quasi impalpabile, che cerca, senza riuscirci, di esorcizzarne l'arrivo.
    Dopo il quale ripartiranno i miei giochi per rimodellarmi inevitabilmente.
    Il "passo nell'assurdo della Luce" trasforma la tragedia antica in un dramma esistenziale moderno. A ogni inizio giorno mi si impongono, in cicli rinnovati, sempre nuove maschere e nuove forme.
    Del tutto avulse da qualsiasi adeguata cronaca.
    La solitudine più feroce imprime il suo sigillo nel mio corpo.
    Che si lascia andare imbelle.
    Non c'è difesa.
    Non c'è preghiera atta a sconfiggerla.
    C'è solo un crudele autocannibalismo spirituale,
    Nel silenzio fondo di questo mio esistere adesso.

sabato 27 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente-Lirica: La vespa nel sidro (Viaggio intimo e Noterelle critiche).

 

P_Irene Navarra, Nel mistero delle parole, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.

Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del Drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(Magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.




    La spiegazione

    L’inizio della lirica è metatestuale.
    La “Pagina di parole” non è solamente un supporto ma è anche un “sentiero quotidiano” lungo il quale mi porta “il Drago nella mente”. Scrivo, quindi, rispondendo a un ordine atavico, a un impulso istintuale che precede addirittura la memoria. E prelude ai “futuri Minotauri” cioè ai mostri del vissuto.
    Il Drago rappresenta la forza spirituale che mi ispira per necessità del mio stesso essere.
    In quanto tale mi osservo muovermi sulla scacchiera della vita.
    Sdoppiandomi però, a un certo punto.
    Diventando il “Magiconiglio bianco a macchie nere / dagli occhi di giaietto fuoco vivo”, l’elemento quasi surreale che con le sue note cromatiche interrompe la staticità della pagina e sa condurmi al Paese meraviglioso di Alice⋆. Simboleggia, infatti, la spinta anarchica della fantasia. Così posso “ruzzolare”, divertirmi e scoprire lati inusuali del mio vivere.
    È insomma un compagno di viaggio capace di aprirmi a ogni stupore.
    Coesistono, pertanto, in me due dimensioni. Entrambe essenziali. Identificantesi nei versi, ed esplicative delle visioni di cui mi nutro.
    Senza la Poesia io sono niente.
    E solo la Poesia può testimoniare il processo di trasformazione del consueto caos in un gioco governato da regole, in cui tuttavia scivolo consenziente, scegliendo la Meraviglia di Alice⋆ e incoronandomi regina per la piena consapevolezza di avere, io proprio io, costruito il mio Paese delle Meraviglie. E ciò su ordine del Drago-Ispirazione che tutto regge.
    Si attua, pertanto, un dialogo tra le due creature speciali in grado di convertire la scrittura in stupore magnifico. La prima (il Drago), mitica memoria di sangue e spirito, rappresenta la necessità della Poesia, scava negli abissi e non permette distrazioni. La seconda (il Magiconiglio) è l’eterno presente di colui che deride i confini, l’entità ludica che traveste la serietà dell’abisso in un “libero tratturo frastagliato”.
    Profondità e splendore allora si completano per dare voce alla Poesia e tradurre la forza grave del Drago in “gelatina”, in “rahat lokum”, in “tulle”.
    In Leggerezza.
    In Grazia.
    E ciò quando, per una sorta di annegamento volontario, sento l’acuto pungiglione della Vespa e la dolcezza inebriante del sidro.
    Connubio che è mirabile incanto.
 
⋆Mi riferisco al romanzo di Lewis Caroll: Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie.

venerdì 26 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vespa nel sidro.

 

P_Irene Navarra, La vespa nel sidro, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.


P_Irene Navarra, Parole in formazione, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


La spiegazione nel prossimo post.
Ci sto lavorando.