lunedì 19 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in Controcanto: Sul significato di "Toccare il cielo con un dito".

 

P_Irene Navarra, Il dubbio, AIArt olio, 20 Gennaio 2026.


Toccare il cielo con un dito…
Un'espressione di esultanza per i più.
Di gioia inesprimibile.

Per me…
l'ironica espressione di commiato
da ciò che di godibile ha la vita
nel suo agitarsi,
implodere per rapidi sobbalzi
e poi svanire.

giovedì 15 gennaio 2026

Poesia / Variazioni in Controcanto; Inganno (La metamorfosi nell'abbandono...)

 

P_Irene Navarra, Nell'azzurro?, AIArt, 14 Gennaio 2026.


Non è che l'autoconvinzione
di crederci impotenti
ci metta tutti a mani giunte
ad aspettare l'Al di là?

Che poi:
si diversifica per caso
(così come la mela e un graspo d'uva)
dal margine di un fosso
di un salto dirupato
di una sponda
o di una guglia frastagliata
contro il cielo?

Quel cielo che si vede
e pensi
- insano, anche blasfemo -
di toccare se non altro
nel colore che ti avvolge.

(Come una carta cellophane
sulla sua mou farcita d'anisetta.)


mercoledì 14 gennaio 2026

Poesia / Cronaca: Mi sorridevi tra le ciglia.


P_Irene Navarra, Andare insieme, AIArt e GraphicArt, 14 Gennaio 2026.


Mi sorridevi tra le ciglia
anche nel Distacco.
Mentre in me brillavano i tuoi occhi
come nell'incontro primo,
si sgretolava tutto, attorno.
La stanza bianca d'ospedale.
si disfaceva nei nastri evanescenti
del tuo pietoso andare.
Io camminavo a passi lenti
accanto a te,
 sempre più leggero.


Poesia / Variazioni in Controcanto: Tutto è assorbito (Cercando di toccare il cielo).

 Ricordo d'infanzia,
la storia del toccare il cielo con un dito..
Per cacciare quelli di maturità.
Cielo?
Sì, il cielo c'entra sempre.

P_Irene Navarra, Toccare il cielo con un dito, AIArt e GraphicArt, 14 Gennaio 2026.




Tutto è assorbito
dagli strati impercettibili
che si sommano agli strati
e poi agli altri strati …

(Ma di che è fatto il cielo
in cui affondo il dito
semplicemente alzandolo
più in su?
La sedia, la scala,
l’albero, la casa sopra i rami,
le onde del mare di Sorrento,
la mia macchietta scura nella spuma.
Ricordo risalite quotidiane
e riti di nascosto.
Senza successo alcuno
a darmi un minimo di convinzione,
un po’ di slancio,
due ali anche posticce
per spiccare il volo.
E senza tingermi d’azzurro.)

martedì 13 gennaio 2026

Poesia e Prosa / 145474: Storia di Bacca. Lirica di Irene Navarra.


    Questa piccola storia lirica è nata per ispirazione.
    Emily Dickinson con la poesia "I had been hungry" [
F439 (1862) / J579 (1862)], 
e Angelo Branduardi con la ballata "Rosa di Galilea" mi hanno condotta per mano lungo sentieri inusitati, che mai avrei pensato di percorrere.
    Sacro e profano si sono intrecciati a creare un racconto metaforico sulla Gentilezza e l'Amore.
    Se così fosse veramente, il mondo sarebbe meno oscuro.


Irene Navarra, Bacca e il ciliegio, AI Pastelli, 15 Agosto 2023.


Ero
come una bacca selvatica
trapiantata sulla strada.
Non sentivo i profumi del vento dalle vette
e le lepri bianche non strofinavano più
il muso tra le mie foglie delicate.
Languivo su quel suolo grigio
che odorava di morte.
Poi mi raccolse un giovane gentile
che mi deterse dalla polvere, dal fango,
e mi depose su un letto di bambagia
dal vago sentore di vaniglia.
Là riposai
spruzzata ogni mattina di rugiada
raccolta nel cuore delle rose.
Così radicai di nuovo
ridiventando pianta generosa.
Lui mi cantava "Rosa di Galilea",
e la intonava con il suo violino angelico.
Fiorimmo insieme
mentre il cielo sorrideva
donandoci frutti
di ciliegio celestiale.
E io,
mai nominata nella mia esile esistenza,
fui finalmente Bacca:
la salvata per Amore.



Per leggere la Poesia di Emily Dickinson che ha ispirato i miei primi versi di "Storia di Bacca", segui questo link.
Qui, inoltre, la recensione a cura di Mario Bonanno dell'Album "Il rovo e la rosa. Ballate d'amore e di morte", pubblicato nel 2013.

Tutto ci insegna che l'Amore è sempre la risposta.

Di seguito il testo (bellissimo) della Ballata "Rosa di Galilea" di Branduardi.

Già ero vecchio e stanco per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere rinunciare come può
all’ultimo suo fiore, se l’Inverno viene già.

Già ero vecchio e stanco, ma la volli per me
e il sorriso della gente di nascosto accompagnò
il mio andare verso casa e l’Inverno viene già.

Lei era la più bella che avessi visto mai,
sorrideva tra le ciglia e il mio cuore riscaldava,
era l’ultimo mio fiore e l’Inverno viene già.

Poi anche il mio ciliegio a suo tempo maturò,
lei venne un mattino a chiedermene i frutti:
“Devo avere quelle ciliegie, perché presto un figlio avrò.”

Io guardavo le sue guance, più bella era che mai,
e sentivo dentro me già crescere la rabbia:
“Chiedi al padre di tuo figlio di raccoglierle per te!”

Sorridendo come sempre, le spalle mi voltò
e la vidi in mezzo al prato verso l’albero guardare,
era l’ultimo mio fiore e l’Inverno viene già.

Fu il ramo suo più alto che il ciliegio chinò
ed il padre di suo figlio così l’accontentò…

Già ero vecchio stanco per prenderla con me,
ma lei era la più bella che avessi visto mai,
la sua pelle come rosa… Rosa di Galilea.

Fonte: LyricFind

lunedì 12 gennaio 2026

Poesia / Cronaca: Mi sei vicino.

 A U.V.

P_Irene Navarra, Mi sei vicino, AIArt e GraphicArt, 12 Gennaio 2026.



Mi sei vicino,
e te ne sono grata.
Sento in me la tua forza.
So che mi accompagni in queste prove.
Disillusioni acerbe erano destino
per la mia anima fanciulla,
ignara di quanto è la vita senza te.
Adesso si riannoda il filo
che ci ha tenuti assieme.
Ti sento.
Tu mi parli con quella voce bella
che disegnava i tuoi racconti
e le lusinghe dell'amore.
Ti do la mano,
Il cuore batte.
Andiamo nell'isola segreta
dei nostri giorni ancora qui.

Poesia / Variazioni in Controcanto: Noi, anime plurali.

Sulla frammentazione dell'io moderno:
dolcezza sensoriale e durezza esistenziale. 

P_Irene Navarra, Noi Anime plurali, AIArt e GraphicArt, 12 Gennaio 2026



Noi, anime plurali,
- travolte  dalla Bora più impetuosa,
gonfie di rabbie come lava di vulcano
o calme, pur nella tempesta,
con sulle labbra sospiri al caramello -
Noi abbiamo un'unica certezza:
la pace vera è un'utopia.
Scabre filosofie per sopravvivere,
i giochi della mente.
Non siamo in quiete.
Mai.
E lo sappiamo bene.
Così coesistiamo nei riflessi delle cose,
in più sfaccettature complicate.
Tanto che spesso non ci ritroviamo:
Vaghiamo nell'abisso
per poi volare tra le nubi di bambagia,
guardando in basso l'anima plurale,
il suo affannarsi torto
che si frantuma in schegge di cristallo.