venerdì 26 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: La vespa nel sidro.

 

P_Irene Navarra, La vespa nel sidro, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


Pagina di parole
con doppia spaziatura tra le righe
è il mio sentiero quotidiano.
La storia si dipana,
snocciola sentimenti
che non si riferiscono a nessuno.
Si compie ineluttabile
per ordine del drago nella mente
più antico dell'incontro primo
quando le mani incerte
sondavano gli abissi
ignare dei futuri Minotauri.

Nel libero tratturo frastagliato
posso adagiarmi e ruzzolare
(magiconiglio bianco a macchie nere
con gli occhi di giaietto fuoco vivo),
avvolgermi con tulle improvvisato
a mano a mano che si muovono regine,
sgomitano fanti, caracollano destrieri
tra nulla aperto e limite artefatto.

Il gusto delle cose è gelatina,
rahat lokum fragrante sulla lingua.
Rosa candita arancia menta:
un tiepido giaciglio colorato
in cui mi lascio scivolare
come la vespa dentro il sidro.


P_Irene Navarra, Parole in formazione, AIArt e GraphicArt, 26 Dicembre 2025.


La spiegazione nel prossimo post.
Ci sto lavorando.

mercoledì 24 dicembre 2025

Prosa e Poesia / Haibun: Viaggio intimo (Nel Vuoto).

 

P_Irene Navarra, Nel Vuoto, AIArt e GraphicArt, 23 Dicembre 2025.



    Il Vuoto attorno.
    Voglio essere immersa nel Vuoto.
    E che resti tale.
    Almeno per un po'.

    Arriveranno nuovi sentimenti e musica profumi che rinfrescano la mente. Lo so. Ci saranno sorrisi.
    Adesso però devo essere un punto, un graffio infinitesimo nel cosmo senza astri.
    Galleggiare priva di nostalgia.
    Sono talmente colma di pena che solo l'assenza totale di emozioni mi può salvare.
    Così potrei riprendere fiato.
    Nessun ricordo che insidi la mia necessaria apatia.

    Gli angoli delle labbra pesano.
    Fisicamente.
    Si piegano all'ingiù.
    Come una statua viva sento, ma non reagisco.
    Il cuore pulsa.
    Di paura.
    Non è il battito normale. Tutto in me è alterato.
    E mentre guardo in questa Notte d'ardesia, che desidero cieca e piatta, immagino Luna, diafana immortale, che nel mio Universo non c'è. Mi manca quest'amica silenziosa che ha accompagnato tutta la mia vita precedente.
    La privazione ha ritmato il mio ultimo anno.
Di privazione devo nutrirmi per uccidere la paura, sradicando ogni altro sentimento.

     Ora chiudo gli occhi e mi disancoro dalle cose usate. Lascio quanto ho amato finora.
    Mi annullo.
    Per smettere di patire.

    La mente è una lavagna intonsa.
    Io non subisco più attrazioni di sorta.
    Tuttavia vibro in ogni mia cellula.
    Quella naturale frequenza alla base della vita ha un suono sottile che si amplifica e diventa un'eco progressiva a segnare la via.
    Per ricominciare.
    Nel Vuoto si può.
    E là meditare.
    Sì. Si può meditare galleggiando nel Vuoto.
    Scartata la pur minima scoria di pensiero, 
abituandomi alla conseguente leggerezza, avrò la vita che sognavo?
    Di persuasione in persuasione muoverò qualche passo e accennerò a fragili sorrisi,
finché rivedrò Luna e le stelle.
     Poi, fuori dalla Notte anche la Luce sarà di nuovo mia.

Serenamente
adesso non riesco.
Vivo precaria.

lunedì 22 dicembre 2025

Poesia / Nuovo Mondo: Il tempo dei sogni.

 

P_Irene Navarra, Angelo caduto, AIArt e GraphicArt, 22 Dicembre 2025.


 
La foglia di betulla segue il vento
perché ha orecchie adatte al vento.
Se tocca il fiume, muore
tra brume-cantastorie
inanellate ai ricci incanutiti
di un angelo smarrito.

Lui dorme sulla sponda,
tutto raccolto in sogni
avvinti al suo ricordo d'oro
come la noce al mallo ancora verde.

Il loro tempo?
È solo la memoria.


P_Irene Navarra, Nel cuore del sogno, AIArt e GraphicArt, 22 Dicembre 2025,
,
 

domenica 21 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Farsi così di Morte.


 Meditando su questa nostra vicenda esistenziale.

P_Irene Navarra, La nostra anima immortale, AIArt e GraphicArt, 21 Dicembre 2025,


Quando ritenti
la tua questua intrepida
di sapiente scavatore
bravo a rivoltare zolle
per ritrovare
il lato mai emerso della pietra
e fragile tintinna un buon ricordo
come il cristallo
al fondo della zuccheriera
sotto la curva dell'argento
che mitiga la tenebra
incollata a ciglia viola,
quando ti vedi nello specchio
appeso al chiodo sopra il lavandino
dove detergi l'anima immortale
ogni sacrosanto giorno
e sai tutto di te
meno la fine
prossima a venire
o già incombente
se il tuo cane guarda fisso la parete
bianca come l'ombra
accesa dei suoi occhi casti,
Quando senti solo noia dal tuo andare
mentre la Fine ti sorride pura,

allora tutto sa di inebriante vino.

Quel vino nato da un pendio scosceso
e l'uva arde di fulgori d’oro
con un sole dentro.
Piccoli soli in acini da morsicare
per berne il succo e ingurgitare un'ape
che pianti il pungiglione nella gola.

Così morire.
Col miele d'ambra profumata
e il suo segreto nel respiro
che s’invola.


P_Irene Navarra, Sapere tutto di noi, AIArt e GraphicArt, 21 Dicembre 2025.


Poesia / Tanka: Vagando nella nebbia.


Un momento di gioia.
  
P_Irene Navarra, Gioco nella nebbia, AIArt e GraphicArt,  21 Dicembre 2025.


Nebbia d'ovatta
stamattina sul prato
dietro casa mia ~
Billy sparisce e torna.
C'è, e poi non c'è ~ Io rido.
#Tanka119


sabato 20 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Un gancio di ricordo (Viaggio intimo e Noterelle critiche).


 
P_Irene Navarra, Un attimo di eternità, AIArt e GraphicArt, 20 Dicembre 2025



C'è un gancio di ricordo
che ci lega a circostanze arcane
mentre fissiamo una superstite formica
sul divano o se troviamo
un corpo isterilito di lucertola
imprigionato nella finestrella doppia
sigillata per l'inverno.
In quei momenti il grembo è l'ancora
sicura della stasi momentanea
candente come il lampo sul cipresso,
uguale al fluido primigenio
della vita-pioggia marzolina.
Là freme l'Inizio.

(Ci appoggi le tue mani e stai
con un sospiro sacro
quanto il pulsare delle vene.)

    La spiegazione

    Mi muovo tra il microscopico quotidiano e l’universale metafisico. Creo una tensione palpabile tra ciò che è immobile (la lucertola, la finestra sigillata) e ciò che freme di vita ancestrale (il grembo, il lampo).
    Il "gancio di ricordo" suggerisce qualcosa di acuminato, che afferra e non lascia andare. La finestrella doppia sigillata rappresenta il confine tra l'interno con il suo calore e l'esterno invernale con i fenomeni naturali. La lucertola "isterilita" diventa un memento mori che, però, paradossalmente, innesca la riflessione sulla vita.
    La "superstite formica" è fragile, la forza del "lampo sul cipresso": cosmica; il corpo della lucertola: isterilito (la morte è secca), la pioggia marzolina: fluida (la vita è umida).
    Volutamente uso termini dal peso specifico alto.
    L'obiettivo si manifesta quando riesco a descrivere il momento sospeso in cui il tempo sembra fermarsi attorno a me, ma dentro, nel "grembo", tutto vive di pulsioni che spostano l'attenzione sull'aspetto fisico e materno/generativo.
    Il "grembo", quindi, non è solo un organo, ma un’ancora spirituale. Il "sospiro sacro" eleva l'atto dell'osservazione a una forma di preghiera laica.
    Il paragone finale, poi, tra il "sospiro" e il "pulsare delle vene" chiude il cerchio: il mistero dell'universo non è fuori, ma scorre in noi.


venerdì 19 dicembre 2025

Poesia / AmbiguaMente Lirica: Errore - Errare (Viaggio intimo e Noterelle critiche).



 Introduzione lirica alle Noterelle critiche sulla Percezione Errore -Errare.

Seguire tracce
d'antimonio nitido
fino all'Oceano.


P_Irene Navarra, La traccia di antimonio, AIArt e GraphicArt, 19 Dicembre 2025.

Bruciata la pietraia,
affocate anche le creste,
vedevo ribollire il mare
al posto del deserto
in cui fioriscono le rose
solo se gli occhi
ne fingono il riverbero.

Cadeva quindi nell'opposto
il tempo del miraggio:
polvere di antimonio
che disperde la sua traccia
tendendo sempre
all'ombelico dell'oceano.

(E navigando per destino alla deriva.)

    La spiegazione

    In "Errore - Errare" gioco sul doppio senso del titolo: l'errore come sbaglio percettivo (il miraggio) e l'errare come vagare senza meta (la deriva).
    Nei versi iniziali enucleo, pertanto, un contrasto tra l'arsura estrema dell'ambiente e l'illusione dell'acqua. Il deserto non è solo un luogo fisico, ma anche uno stato d'animo metaforico dove la bellezza (le rose) esiste solo come atto di volontà o finzione dello sguardo.
    Ruolo centrale ha, poi, la "polvere di antimonio" (il khol) storicamente usata per truccare gli occhi. Io, Irene, sono questa polvere e così, col suo luccichio, definisco i contorni della visione ma, allo stesso tempo, ne disperdo la traccia.
    In tale trasfigurazione simbolica tendo all'assoluto (l'ombelico dell'oceano), accettando nondimeno la perdita di me.
    Si completa allora la metamorfosi dell'Errore - Errare volta a una deriva finale non di fallimento bensì di resa consenziente.
    Possiedo, infatti, il potere di far fiorire le rose in una "pietraia bruciata". Sono, però, consapevole a livello di coscienza che si tratta di una finzione.
    Un!opera, questa mia, creativa e disperata.
    Pur non riuscendo a smettere di ammirarlo, so che il miraggio è un inganno.